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CITTADINANZA, IL REDDITO NELLA TESSERA SANITARIA

L’assegno su carta elettronica

Come anticipato ieri dal Corriere, il reddito di cittadinanza fino a 780 euro al mese per i poveri «sarà messo su carta elettronica». L’ideale, ha aggiunto il ministro del Lavoro Luigi Di Maio parlando a Quarta Repubblica su Rete 4, «sarebbe usare la tessera sanitaria con il chip». Si ricorrerà alla carta tipo bancomat «perché questi soldi si devono spendere presso gli esercizi commerciali italiani per far crescere l’economia e limitare al massimo le spese fuori dall’Italia». Così, ha detto il ministro, «avremo un gettito Iva e un prodotto interno lordo superiore alle aspettative, perché inonderemo le piccole imprese e i commercianti». Di Maio ha anche spiegato attraverso quale meccanismo si restringerà al massimo la possibilità che il sostegno ai poveri vada agli stranieri: «Bisognerà essere residenti in Italia da almeno 10 anni».

 

Il premio per chi assume

I dettagli dell’operazione sono ancora da mettere a punto da parte degli esperti del ministero, tra i quali l’economista Pasquale Tridico, e si conosceranno solo quando il governo approverà la legge di Bilancio, entro il 20 ottobre. Molto dipenderà dalle disponibilità finanziarie. Si parla di 10 miliardi il primo anno, ma non è chiaro se in essi saranno ricompresi anche i fondi (un paio di miliardi) per potenziare i centri per l’impiego, che dovranno gestire l’erogazione del sussidio, ma anche il reinserimento lavorativo dei beneficiari. Per favorire quest’ultimo obiettivo si pensa a un incentivo per le aziende che assumeranno i titolari del reddito di cittadinanza. In pratica una parte, ancora da definire, del sussidio verrà incamerato dall’impresa che assume.

 

Tagliando dopo 18 mesi

Il reddito di cittadinanza durerà massimo tre anni, ma a metà percorso, dopo 18 mesi, ci sarà «un tagliando», cioè si verificherà se il beneficiario ha ancora titolo all’assegno fino a 780 euro. Quanto alla platea, detto che dipenderà dai soldi a disposizione, i tecnici osservano che bisogna riferirsi ai nuclei familiari piuttosto che agli individui, perché il sussidio sarà dato sulla base dell’Isee e non del reddito personale. L’Isee misura la ricchezza della famiglia, tenendo conto anche del patrimonio, esclusa la prima casa. Come riferimento base si ragiona su un Isee di 9.360 per i nuclei composti di una sola persona, che poi salirebbe in base alla numerosità della famiglia. Una volta ammessi al sussidio si riceverebbe la differenza tra il reddito che si ha e quello che si deve avere secondo il reddito di cittadinanza: 780 euro al mese per un individuo, cifra che salirà anche qui in base a quanto è grande la famiglia. L’assegno sarà pieno per chi vive in affitto mentre sarà più basso per chi ha la casa di proprietà. Chi riceve il sussidio dovrà impegnarsi in lavori di pubblica utilità, corsi di formazione e lo perderà se avrà rifiutato tre offerte di lavoro. Secondo le prime stime, saranno circa 1,8 milioni i nuclei familiari beneficiari del reddito di cittadinanza, compresi quelli che riceveranno la pensione di cittadinanza.

Pensione di cittadinanza

Il progetto prevede di aumentare tutte le pensioni (integrate al minimo, d’invalidità, sociali) che non raggiungono i 780 euro al mese. Anche qui, però, sulla base dell’Isee. Quindi se, per esempio, il marito prende una buona pensione e la moglie 600 euro, quest’ultima non vedrà il suo assegno aumentato a 780 euro, perché molto probabilmente l’Isee della coppia sarà superiore ai tetti che verranno stabiliti. Insomma, i paletti saranno molti e i controlli si annunciano severi, per evitare abusi. Tutto ciò, unito al fatto, che sia il reddito sia la pensione di cittadinanza difficilmente potranno partire prima di marzo-aprile, dovrebbe concorrere a contenere la spesa. Dividendo 8 miliardi, ammesso che alla fine sarà così, per 1,8 milioni di famiglie, significa che ogni nucleo dovrebbe ricevere in media meno di 500 euro al mese (per 9 mesi nel 2019) di integrazione del reddito familiare.   


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