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Scattano i cinque mesi di adeguamento alle aspettative di vita per la pensione precoci 2019, dal primo gennaio ci vorranno 41 anni e cinque mesi: requisiti e regole.

Il 2019 sarà un anno di notevoli cambiamento sul fronte previdenziale, con l’introduzione della quota 100, l’abolizione (molto probabile) dell’APE, la proroga dell’Opzione Donna: fra le poche categorie di lavoratori che invece potranno contare sulla medesima legge già in vigore, ci sono coloro che hanno versato almeno un anno di contributi entro i 19 anni.

La norma sulla pensione precoci non subisce variazioni, essendo strutturale, anche se in realtà un cambiamento in vista c’è, perché come per tutti gli assegni previdenziali scatteranno dal prossimo primo gennaio cinque mesi in più di adeguamento alle aspettative di vita. Il riferimento normativo sono i commi 199 e seguenti della legge 232/2016 (la manovra 2017), che ha introdotto questa forma di flessibilità in uscita per i lavoratori precoci.

Questi lavoratori possono ritirarsi con 41 anni di contributi, che dal 2019 diventeranno 41 anni e cinque mesi. Come detto, per rientrare nella platea degli aventi diritto ci vogliono almeno 12 mesi di contributi versati entro il compimenti del 19esimo anno di età. Bisogna anche appartenere a una delle seguenti categorie:

· stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale del rapporto di lavoro (nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 604/1966): è necessario aver percepito gli ammortizzatori sociali e aver concluso integralmente la prestazione da almeno tre mesi;

· caregiver: sono lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 104/1992. Il congiunto che viene assistito può essere anche un parente o un affine di secondo grado convivente solo nel caso in cui i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano già compiuto i 70 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti;

· riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile:

·   dipendenti addetti a mansioni gravose o usuranti: sono 15 professioni indicate all’allegato E annesso alla legge, oppure i lavori usuranti e notturni previsti dall’articolo 1, commi 1, 2 e 3, del dlgs 67/2011. Al momento del pensionamento, queste mansioni devono essere svolte da almeno sette anni negli ultimi dieci oppure da almeno sei anni negli ultimi sette. Ecco, in tabella, quali sono le mansioni gravose e i lavori usuranti e notturni.  

 Mansioni gravose Lavori Usuranti Lavori Notturni
 addetti concia pelli e pellicce lavori in galleria, cava o miniera turni con almeno sei ore notturne per un numero minimo di 64 notti all'anno
 addetti servizi di pulizia lavori in cassoni ad aria compressa turni con almeno tre ore tra la mezzanotte e le 5 del mattino, per l'intero anno lavorativo
 spostamento merci e/o facchini palombari 
 conducenti camion o mezzi pesanti lavori ad alte temperature 
 conducenti treni e personale viaggiante lavorazione del vetro cavo 
 guidatori gru o macchinari per la perforazione nelle costruzioni lavori espletati in spazi stretti 
 infermieri e ostretriche che operano su turni lavori di asportazione dell'amianto 
 maestre/i di nido e scuola infanzia addetti alla catena di montaggio 
 operai edili o manutentori di edifici conducenti di autoveicoli adibiti a trasporto pubblico collettivo con almeno 9 posti 
 operatori ecologici  
 cura di persone non autosufficienti  
 lavoratori marittimi  
 pescatori  
 operai agricoli  
 lavoratori siderurgici  

 La pensione precoci non è cumulabile con altri redditi da lavoro, subordinato o autonomo, fino a quando non raggiungono i contributi per la pensione anticipata piena. Esempio: il requisito 2019 per la pensione anticipata è pari a 43 anni e tre mesi per gli uomini e 42 anni e tre mesi per le donne. Un lavoratore precoce si ritira con 41 anni e cinque mesi di contributi. Non può effettuare altre attività lavorative per un anno e otto mesi se è un uomo e per otto mesi se è una donna.

La domanda per l’accesso alla pensione precoci si invia entro il primo marzo di ogni anno, all’INPS, in modalità telematica. Il trattamento decorre dal primo mese successivo alla presentazione della domanda.



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Il decreto fiscale collegato alla manovra contiene novità e semplificazioni sulla fattura elettronica obbligatoria dal 2019: come funzionano le agevolazioni in ambito sanzioni.

Niente proroghe: la fattura elettronica fra privati sarà obbligatoria da gennaio 2019, ma il decreto fiscale collegato alla legge di bilancio ha previsto un periodo cuscinetto di sei mesi senza sanzioni. I comportamenti non sottoposti a multa dipendono dall’entità del ritardo (previste anche sanzioni ridotte). L’obiettivo dichiarato è di «ridurre gli effetti negativi dei possibili ritardi nell’adeguamento dei sistemi informatici».

Da gennaio 2019

Le novità sono contenute nell’articolo 10 del dl 119/2018: se il contribuente invia la fattura elettronica in ritardo, ma entro il termine di presentazione della liquidazione periodica IVA (mensile o trimestrale), non viene sanzionato. Se invece il ritardo supera il termine della liquidazione IVA del periodo successivo, si paga la sanzione ridotta dell’80% (quindi si paga solo il 20%).

Le sanzioni per il ritardo dell’emissione della fattura, lo ricordiamo, sono quelle previste dall’articolo 6, comma 1, del Dlgs 471/1997, che possono andare dal 90% al 180% dell’imposta relativa. Se però la violazione non incide sulla corretta liquidazione del tributo, la sanzione è compresa fra un minimo di 250 e un massimo di 2mila euro.

Da luglio 2019

Il decreto fiscale contiene poi una misura strutturale di semplificazione, in vigore dal prossimo primo luglio 2019, che permetterà di emettere fattura entro dieci giorni dall’effettuazione dell’operazione.  Attenzione: per emissione si intende la procedura di invio al Sistema di Interscambio, sul quale transitano tutte le fatture elettroniche. Questo, in virtù del fatto che il ritardo in questione non produce effetti sull’esigibilità e liquidazione dell’imposta. Saranno previste specifiche regole: in fattura bisogna indicare che l’emissione avviene in data diversa dall’effettuazione dell’operazione (a meno che, pur differito, l’invio non avvenga nell’arco della stessa giornata).

Il decreto fiscale, lo ricordiamo, contiene ulteriori misure di semplificazione sulla fattura elettronica, relative all’annotazione delle fatture, alla registrazione degli acquisti e alla detrazione IVA.  


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Condono vecchie mini-cartelle, rottamazione e nuova adesione agevolata, ravvedimento con dichiarazione integrativa fino a 100mila euro pagando il 20%, sanatoria liti pendenti: tutte le misure di pace fiscale approvate.

La misura chiave del decreto collegato alla manovra di bilancio è la pace fiscale, modulata attraverso una serie di strumenti che vanno dallo stralcio (condono) delle vecchie cartelle (fino al 2010) sotto i mille euro alla rottamazione con rate quinquennali, passando per una sorta di voluntary disclosure sui redditi omessi, tramite una dichiarazione integrativa che dà diritto a un forte sconto sul dovuto.

Condono

In primis, tra le misure di pace fiscale c’è il cosiddetto stralcio delle cartelle esattoriali fino a mille euro, affidate all’agente della riscossione tra il 2000 ed il 2010. Stralcio significa che vengono cancellate d’ufficio, il contribuente non dovrà pagare nulla. Il premier, Giuseppe Conte, ha spiegato che questa norma è stata messa a punto su richiesta dei tecnici, sulla base della considerazione che gestire queste posizioni costa più del gettito che producono.

Rottamazione ter

La rottamazione ter è rivolta a coloro che avevano fatto domanda di rottamazione bis e hanno poi versato almeno una rata. Questi contribuenti possono diluire il debiti con il Fisco in modo molto più vantaggioso, con dieci rate di pari importo spalmate su cinque anni. Dunque, una rateazione più favorevole rispetto a quella attuale, che prevede cinque o tre rate rispettivamente per i debiti 2017 e per quelli precedenti.

L’operazione prevede una ridefinizione del debito che continua a non prevedere sanzioni o interessi di mora, e comporta solo il pagamento di un interesse pari al 2% annuo.

Prevista anche la possibilità di trattare i debiti fiscali in compensazione con i creditivantati nei confronti della Pubblica amministrazione. In altri termini, se un contribuente che aderisce alla rottamazione ter è anche un creditore della PA, può effettuare la compensazione. Con ogni probabilità, (non c’è per ora il testo definitivo del decreto) i crediti dovranno essere certificati sull’apposita piattaforma del Mef.

Definizione agevolata

C’è poi una nuova definizione agevolata, che quindi riguarda contribuenti che non avevano aderito ai precedenti provvedimenti di rottamazione. Qui il Governo non ha fornito molti dettagli, per cui ci sono una serie di punti ancora da chiarire. Sicuramente questa nuova sanatoria riguarderà le pendenze con il Fisco (quindi le tasse). Come la rottamazione ter, prevede il pagamento integrale della somma dovuta, senza però interessi e sanzioni, e le rate su cinque anni. Non ci sono invece indicazioni sull’eventuale estensione alle multe stradali e alle tasse comunali. La definizione agevolata è prevista anche per l’IVA, e consentirà anche di sanare gli atti del procedimento di accertamento e dei verbali di contestazione. Infine, riguarda i carichi affidati all’agente della riscossione a titolo di risorse proprie dell’Unione europea.

Dichiarazione integrativa

All’interno di questa definizione agevolata c’è anche una sorta di ravvedimento operoso sulle dichiarazioni dei redditi, che consente di presentare una dichiarazione integrativa applicando un’aliquota del 20%. Ci sono però dei paletti. Intanto, trattandosi appunto di una dichiarazione integrativa, si tratta di una formula che riguarda solo chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. In secondo luogo, consente di sanare solo somme che sono superiori al massimo del 30% rispetto a quanto dichiarato. E in ogni caso, c’è un tetto massimo a 100mila euro (sopra questa cifra, niente dichiarazione integrativa). Non è chiaro quali sono gli anni fiscali a cui si può applicare questa ipotesi (pare alle dichiarazioni 2017 e 2018).

Sanatoria liti

Ci dovrebbe infine essere una nuova sanatoria delle liti pendenti, che consente a chi ha vinto in primo grado di pagare il 50% del dovuto, mentre chi ha avuto ragione anche in appello pagherà solo il 20% della somma.  


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Approvato dal Consiglio dei Ministri il Decreto Fiscale, insieme alla Legge di Bilancio 2019: le novità e le semplificazioni in tema di fatture e corrispettivi.

Via libera del Consiglio dei Ministri al Decreto Fiscale e al disegno di Legge sul Bilancio per il 2019. Tra le novità del Decreto Fiscale, contenente “Disposizioni urgenti in materia fiscale” e approvato dal CdM, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro dell’economia e delle finanze Giovanni Tria, quelle relative alla fatturazione elettronica.

Fattura elettronica

Il Governo conferma l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica dal 1° gennaio 2019, ma vengono ridotte le sanzioni per i primi sei mesi di applicazione di questa importante novità fiscale, per consentire a tutto di adeguare i propri sistemi informatici.

Le semplificazioni introdotte riguardano:

  • la possibilità di emettere le fatture entro 10 giorni dalla operazione alla quale si riferiscono;
  • l’annotazione nel registro va effettuata entro il giorno 15 del mese successivo all’emissione della fattura elettronica;
  • l’abrogazione dell’obbligo di registrazione progressiva degli acquisti.

Corrispettivi telematici

Il Decreto Fiscale introduce inoltre l’obbligo di memorizzare e trasmettere telematicamente i corrispettivi, eliminando alcuni adempimenti contabili come l’obbligo di tenuta dei registri e conservazione delle fatture e degli scontrini. In parallelo l’Agenzia delle Entrate avrà un maggiore controllo e potrà agire in modo meno invasivo.

Tale obbligo scatterà:

  • dal 1° luglio 2019 per chi ha un volume d’affari superiore a 400 mila euro;
  • dal 1° gennaio 2020 per gli altri.

  


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Di Maio: "pensione senza penalizzazioni": approvata la manovra economica per il 2019, in cui viene confermato il pacchetto previdenziale, oltre alla quota 100 rispunta la proroga dell'Opzione Donna.

La Legge di Bilancio è stata approvata ma non ci sono ancora molti dettagli sulla quota 100. Il vicepremier Salvini, in conferenza stampa, ha confermato il pacchetto pensioni rimarcando l’assenza di penalizzazioni ((si ipotizzava un taglio dell’1,5% per ogni anno di uscita anticipata).

Nel comunicato stampa del Governo, in merito al superamento della legge Fornero, si specifica:

 Si abrogano i limiti di età per i pensionamenti previsti dalla legge Fornero, introducendo la “quota 100”: si potrà andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi versati, favorendo così chi ha iniziato a lavorare in età molto giovane e al contempo agevolando il necessario ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione e nel privato.

L’esclusione di penalità lascerebbe pensare anche che non ci saranno limitazioni sull’utilizzo dei contributi figurativi ai fini della quota 100, che si conferma composta da una componente anagrafica pari ad almeno 62 annidi età e ad una componente contributiva tarata sui 38 di contributi.

Nessun accenno, invece, alla possibilità di finestre temporali per andare in pensione agevolata. L’opzione dovrebbe quindi essere disponibile già da gennaio/febbraio (si era invece parlato di aprile 2019).  Il meccanismo che si pensava di attuare per contenere i costi era quello delle finestre di uscita: tre per il 2019 (aprile, luglio e ottobre) e dal 2020 quattro, includendo gennaio. Su questo punto non sono stati forniti dettagli, non si esclude che di fatto questo sistema sarà messo in piedi.

Altro paletto di cui si parlava prima del CdM era il divieto di continuare a lavorare, neanche in forma autonoma. Anche su questo punto si attendono chiarimenti.

Nei giorni scorsi il presidente dell’INPS Tito Boeri aveva lanciato un allarme sulla sostenibilità delle misure di Riforma Pensioni. Il Governo aveva però l’impianto delle misure in cantiere pur non sottovalutando l’esigenza di mettere a punto una manovra sostenibile sul fronte dei conti.

Per avere qualche dettaglio in più si può ricorrere al Draft budgetary plans 2019 sul sito della UE, per poi prendere visione dello schema di Legge di Bilancio quando arriverà alle Camere per iniziare il cammino parlamentare (entro il 20 ottobre).

In manovra, intanto, segnaliamo che è stata annunciata la proroga dell’Opzione Donna (attualmente fissata a 58 anni, da compiersi entro il 31 dicembre 2015). Ecco quanto indicato:

Per le donne si proroga “Opzione Donna”, che permette alle lavoratrici con 58 anni, se dipendenti, o 59 anni, se autonome, e 35 anni di contributi, di andare in pensione. 


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Un bando da 11 milioni di euro (ma le risorse potrebbero arrivare anche a 12 milioni), dedicato alle imprese operanti nel settore turistico, sulla base della legge regionale 77 del 2000, sarà pubblicato sul BURA di venerdì 19. La finalità è quella di finanziare l’ammodernamento, il recupero e la riduzione della vulnerabilità del patrimonio turistico-ricettivo esistente in Abruzzo sostenendo e promuovendo strutture ricettive certificate e qualificate in armonia con l’ambiente.

Nello specifico, gli interventi potranno riguardare strutture ricettive alberghiere come alberghi, residenze turistiche alberghiere e alberghi diffusi, strutture ricettive all’aria aperta come campeggi e villaggi turistici e strutture ricettive extralberghiere come residenze di campagna, case per ferie, ostelli della gioventù, rifugi montani e rifugi escursionistici così come bersaglio dell’iniziativa potranno essere anche gli stabilimenti balneari per opere di ristrutturazione, ammodernamento, straordinaria manutenzione e ampliamento di esercizio esistente.

Questa mattina, a Pescara, in Regione, la conferenza stampa di presentazione del bando da parte dell’assessore alle Politiche sociali, Marinella Sclocco, dell’assessore al Turismo, Giorgio D’Ignazio, del direttore del Dipartimento Turismo, Cultura e Paesaggio, Francesco Di Filippo e della funzionaria regionale Patrizia Di Sipio. All’incontro con la stampa ha partecipato anche la giornalista Simona Petaccia, presidente dell’associazione Diritti-Diretti Onlus.

Il bando, che prevede un finanziamento a fondo perduto pari, al massimo, al 60 per cento del totale dell’investimento, attribuisce un contributo minimo di 50 mila euro ed un massimo di 150 mila euro.

Saranno finanziate solo le spese effettuate dopo la data di presentazione della domanda per la quale si avranno quattro mesi di tempo a partire dal giorno di pubblicazione sul BURA.

Tali spese dovranno riguardare investimenti reali come servoscale e piattaforme e non l’acquisto di attrezzature. “I fondi – hanno spiegato gli assessori Sclocco e D’Ignazio – derivano da precedenti programmi della legge regionale 77 e non sono certo esigui se si considera che la Regione Lombardia, per le stesse finalità, ha assegnato appena tre milioni di euro. Inoltre, – hanno aggiunto – verrà assegnato un punteggio di premialità maggiore alle imprese che parteciperanno con una quota maggiore di cofinanziamento. Si tratta di una misura – hanno sottolineato entrambi – che va nella direzione di rafforzare la tendenza naturale dell’Abruzzo verso l’accoglienza turistica così come ha confermato un recente riconoscimento ottenuto dalla Regione in ambito nazionale. Una ben precisa scelta politica – hanno concluso – perseguita attraverso l’abbattimento delle barriere architettoniche e sociali”.

Sono previste alcune premialità in relazione a diversi parametri come sicurezza, impiantistico e green, certificazione di qualità, accessibilità per i disabili. Riguardo alla sicurezza, si privilegerà la riduzione della classe di rischio sismico. In particolare, verranno riconosciute le spese tecniche per la classificazione sismica delle strutture (individuazione delle classi di rischio) come previsto nella apposita normativa nazionale.

Le attività potranno quindi attestare la loro classe di rischio dando tranquillità ai turisti. Riguardo all’impiantistica ed al green, ci sarà l’assegnazione di un punteggio migliore   per gli interventi mirati alla riduzione dei consumi e all’efficientamento energetico. In merito alla certificazione di qualità, verranno assegnati punteggi più alti in base all’importanza della certificazione che oggi è un requisito molto considerato dai turisti. Altro requisito premiale l’accessibilità delle strutture che consentano ai disabili di partecipare alle varie attività come tutti gli altri turisti. Riguardo agli stabilimenti balneari, al contrario di precedenti bandi in cui si richiedeva la dichiarazione di attività stagionale, è stato eliminato il requisito della stagionalità. 


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I dati a settembre 2018 dicono che la Nuova Sabatini ha praticamente esaurito le risorse: restano disponibili poco più di 119 milioni di euro, il 9% del totale (lo stanziamento iniziale era di 1.273.862.734).

La misura che mette a disposizione delle PMI  un contributo per l’abbattimento degli interessi su finanziamenti concessi da banche/società di leasing per l’acquisto di attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali, ha da poco subìto delle variazioni: l’adeguamento dell’elenco dei beni immateriali riconducibili al Piano Nazionale “Industria 4.0” e la semplificazione della modulistica e della modalità di svolgimento dei controlli documentali .

Cos’è

  • La misura Beni strumentali (“Nuova Sabatini”) è l’agevolazione messa a disposizione dal Ministero dello sviluppo economico con l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere la competitività del sistema produttivo del Paese
  • La misura sostiene gli investimenti per acquistare o acquisire in leasing macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali

A chi si rivolge

  • Possono beneficiare dell’agevolazione le micro, piccole e medie imprese (PMI) che alla data di presentazione della domanda:
  • sono regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle imprese o nel Registro delle imprese di pesca
  • sono nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non sono in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali
  • non rientrano tra i soggetti che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti considerati illegali o incompatibili dalla Commissione Europea
  • non si trovano in condizioni tali da risultare imprese in difficoltà
  • hanno sede in uno Stato Membro purché provvedano all’apertura di una sede operativa in Italia entro il termine previsto per l’ultimazione dell’investimento

Settori ammessi

  • Sono ammessi tutti i settori produttivi, inclusi agricoltura e pesca, ad eccezione dei seguenti:
  • attività finanziarie e assicurative
  • attività connesse all’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione

Cosa finanzia

  • I beni devono essere nuovi e riferiti alle immobilizzazioni materiali per “impianti e macchinari”, “attrezzature industriali e commerciali” e “altri beni” ovvero spese classificabili nell’attivo dello stato patrimoniale alle voci B.II.2, B.II.3 e B.II.4 dell’articolo 2424 del codice civile, come declamati nel principio contabile n.16 dell’OIC (Organismo italiano di contabilità), nonché a software e tecnologie digitali.  Non sono in ogni caso ammissibili le spese relative a terreni e fabbricati, relative a beni usati o rigenerati, nonché riferibili a “immobilizzazioni in corso e acconti”
  • Gli investimenti devono soddisfare i seguenti requisiti:
  • autonomia funzionale dei beni, non essendo ammesso il finanziamento di componenti o parti di macchinari che non soddisfano tale requisito
  • correlazione dei beni oggetto dell’agevolazione all’attività produttiva svolta dall’impresa

Le agevolazioni

  • Consistono nella concessione da parte di banche e intermediari finanziari, aderenti all’Addendum alla convenzione tra il Ministero dello sviluppo economico, l’Associazione Bancaria Italiana e Cassa depositi e prestiti S.p.A., di finanziamenti alle micro, piccole e medie imprese per sostenere gli investimenti previsti dalla misura, nonché di un contributo da parte del Ministero dello sviluppo economico rapportato agli interessi sui predetti finanziamenti
  • L’investimento può essere interamente coperto dal finanziamento bancario (o leasing)
  • Il finanziamento, che può essere assistito dalla garanzia del “Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese” fino all’80% dell’ammontare del finanziamento stesso, deve essere:
  • di durata non superiore a 5 anni
  • di importo compreso tra 20.000 euro e 2 milioni di euro
  • interamente utilizzato per coprire gli investimenti ammissibili
Il contributo del Ministero dello sviluppo economico è un contributo il cui ammontare è determinato in misura pari al valore degli interessi calcolati, in via convenzionale, su un finanziamento della durata di cinque anni e di importo uguale all’investimento, ad un tasso d’interesse annuo pari al:
  • 2,75% per gli investimenti ordinari
  • 3,575% per gli investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti (investimenti in tecnologie cd. “industria 4.0”)
 I beni materiali e immateriali rientranti tra gli investimenti c.d. “industria 4.0” che possono beneficiare del contributo maggiorato del 30% previsto dalla legge 232 dell’11 dicembre 2016 (legge di bilancio 2017), sono individuati all’interno degli allegati 6/A e 6/B alla circolare 15 febbraio 2017 n.14036 e s.s.mm.ii. Per maggiori chiarimenti circa le caratteristiche tecniche e la riconducibilità dei beni per i quali si intende fruire del beneficio a quelli elencati negli allegati sopra citati, si invita a prendere visione delle linee guida tecniche contenute nella parte terza della Circolare Mise – Agenzia delle Entrate del 30 marzo 2017, n. 4/E


Esclusivamente in merito alla riconducibilità dei beni fra quelli elencati negli allegati sopra citati è possibile acquisire autonomamente il parere tecnico da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.
La richiesta di parere va trasmessa all’indirizzo di posta PEC della Direzione Generale per la politica industriale, la competitività e le PMI: dgpicpmi.dg@pec.mise.gov.it
A riguardo, si invita preventivamente a prendere visione della sezione “Interpelli e pareri”

Come funziona

  • La PMI presenta alla banca o all’intermediario finanziario, unitamente alla richiesta di finanziamento, la domanda di accesso al contributo ministeriale, attestando il possesso dei requisiti e l’aderenza degli investimenti alle previsioni di legge. Le modalità di presentazione della domanda di accesso al contributo sono descritte nella sezione Beni strumentali (“Nuova Sabatini”) – Presentazione domande
  • La banca/intermediario finanziario verifica la regolarità formale e la completezza della documentazione trasmessa dalla PMI, nonché la sussistenza dei requisiti di natura soggettiva relativi alla dimensione di impresa e, sulla base delle domande pervenute, trasmette al Ministero richiesta di prenotazione delle risorse relative al contributo
  • La banca/intermediario finanziario, previa conferma da parte del Ministero della disponibilità, totale o parziale, delle risorse erariali da destinare al contributo, ha facoltà di concedere il finanziamento alla PMI mediante l’utilizzo della provvista costituita presso Cassa depositi e prestiti S.p.A., ovvero mediante diversa provvista
  • La banca/intermediario finanziario che decida di concedere il finanziamento alla PMI, adotta la relativa delibera e la trasmette al Ministero, unitamente alla documentazione inviata dalla stessa PMI in fase di presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni
  • Il Ministero adotta il provvedimento di concessione del contributo, con l’indicazione dell’ammontare degli investimenti ammissibili, delle agevolazioni concedibili e del relativo piano di erogazione, nonché degli obblighi e degli impegni a carico dell’impresa beneficiaria e lo trasmette alla stessa e alla relativa banca/intermediario finanziario
  • La banca/intermediario finanziario si impegna a stipulare il contratto di finanziamento con la PMI e ad erogare alla stessa il finanziamento in un’unica soluzione ovvero, nel caso di leasing finanziario, al fornitore entro trenta giorni dalla data di consegna del bene ovvero alla data di collaudo se successiva. La stipula del contratto di finanziamento può avvenire anche prima della ricezione del decreto di concessione del contributo
  • La PMI, ad investimento ultimato, compila, in formato digitale ed esclusivamente attraverso l’accesso alla piattaforma, la dichiarazione attestante l’avvenuta ultimazione, nonché, previo pagamento a saldo dei beni oggetto dell’investimento, la richiesta di erogazione della prima quota di contributo e le trasmette al Ministero, unitamente all’ulteriore documentazione richiesta. Le modalità per richiedere l’erogazione del contributo sono descritte nella sezione Beni strumentali (“Nuova Sabatini”) – Erogazione contributo
  • La PMI trasmette al Ministero, in formato digitale ed esclusivamente attraverso l’accesso alla piattaforma, le richieste di quote di contributo successive alla prima, allegando alle stesse l’ulteriore documentazione richiesta. Le modalità per richiedere l’erogazione del contributo sono descritte nella sezione Beni strumentali (“Nuova Sabatini”) – Erogazione contributo

 


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Dal 1° ottobre 2018 il servizio di denuncia di infortunio INAIL online sarà disponibile anche per i datori di lavoro del settore agricoltura; come prescritto dalla circolare n. 37 del 24/09/2018, pubblicata sul portale ufficiale dell'Istituto www.inail.it .

Si allega documento completo. 

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CITTADINANZA, IL REDDITO NELLA TESSERA SANITARIA

L’assegno su carta elettronica

Come anticipato ieri dal Corriere, il reddito di cittadinanza fino a 780 euro al mese per i poveri «sarà messo su carta elettronica». L’ideale, ha aggiunto il ministro del Lavoro Luigi Di Maio parlando a Quarta Repubblica su Rete 4, «sarebbe usare la tessera sanitaria con il chip». Si ricorrerà alla carta tipo bancomat «perché questi soldi si devono spendere presso gli esercizi commerciali italiani per far crescere l’economia e limitare al massimo le spese fuori dall’Italia». Così, ha detto il ministro, «avremo un gettito Iva e un prodotto interno lordo superiore alle aspettative, perché inonderemo le piccole imprese e i commercianti». Di Maio ha anche spiegato attraverso quale meccanismo si restringerà al massimo la possibilità che il sostegno ai poveri vada agli stranieri: «Bisognerà essere residenti in Italia da almeno 10 anni».

 

Il premio per chi assume

I dettagli dell’operazione sono ancora da mettere a punto da parte degli esperti del ministero, tra i quali l’economista Pasquale Tridico, e si conosceranno solo quando il governo approverà la legge di Bilancio, entro il 20 ottobre. Molto dipenderà dalle disponibilità finanziarie. Si parla di 10 miliardi il primo anno, ma non è chiaro se in essi saranno ricompresi anche i fondi (un paio di miliardi) per potenziare i centri per l’impiego, che dovranno gestire l’erogazione del sussidio, ma anche il reinserimento lavorativo dei beneficiari. Per favorire quest’ultimo obiettivo si pensa a un incentivo per le aziende che assumeranno i titolari del reddito di cittadinanza. In pratica una parte, ancora da definire, del sussidio verrà incamerato dall’impresa che assume.

 

Tagliando dopo 18 mesi

Il reddito di cittadinanza durerà massimo tre anni, ma a metà percorso, dopo 18 mesi, ci sarà «un tagliando», cioè si verificherà se il beneficiario ha ancora titolo all’assegno fino a 780 euro. Quanto alla platea, detto che dipenderà dai soldi a disposizione, i tecnici osservano che bisogna riferirsi ai nuclei familiari piuttosto che agli individui, perché il sussidio sarà dato sulla base dell’Isee e non del reddito personale. L’Isee misura la ricchezza della famiglia, tenendo conto anche del patrimonio, esclusa la prima casa. Come riferimento base si ragiona su un Isee di 9.360 per i nuclei composti di una sola persona, che poi salirebbe in base alla numerosità della famiglia. Una volta ammessi al sussidio si riceverebbe la differenza tra il reddito che si ha e quello che si deve avere secondo il reddito di cittadinanza: 780 euro al mese per un individuo, cifra che salirà anche qui in base a quanto è grande la famiglia. L’assegno sarà pieno per chi vive in affitto mentre sarà più basso per chi ha la casa di proprietà. Chi riceve il sussidio dovrà impegnarsi in lavori di pubblica utilità, corsi di formazione e lo perderà se avrà rifiutato tre offerte di lavoro. Secondo le prime stime, saranno circa 1,8 milioni i nuclei familiari beneficiari del reddito di cittadinanza, compresi quelli che riceveranno la pensione di cittadinanza.

Pensione di cittadinanza

Il progetto prevede di aumentare tutte le pensioni (integrate al minimo, d’invalidità, sociali) che non raggiungono i 780 euro al mese. Anche qui, però, sulla base dell’Isee. Quindi se, per esempio, il marito prende una buona pensione e la moglie 600 euro, quest’ultima non vedrà il suo assegno aumentato a 780 euro, perché molto probabilmente l’Isee della coppia sarà superiore ai tetti che verranno stabiliti. Insomma, i paletti saranno molti e i controlli si annunciano severi, per evitare abusi. Tutto ciò, unito al fatto, che sia il reddito sia la pensione di cittadinanza difficilmente potranno partire prima di marzo-aprile, dovrebbe concorrere a contenere la spesa. Dividendo 8 miliardi, ammesso che alla fine sarà così, per 1,8 milioni di famiglie, significa che ogni nucleo dovrebbe ricevere in media meno di 500 euro al mese (per 9 mesi nel 2019) di integrazione del reddito familiare.   


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