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Si potranno presentare a partire da oggi, lunedì 3 giugno, le domande per ottenere la concessione dell’uso del marchio collettivo “Ristorante tipico d’Abruzzo”.

Per l’iscrizione nel relativo Registro dei Ristoranti tipici d’Abruzzo, le domande dovranno essere compilate e trasmesse al Dipartimento Turismo, Cultura e Paesaggio della Regione utilizzando il modulo scaricabile on line, unitamente alla documentazione richiesta. Ad illustrare l’importante novità nel panorama della ristorazione abruzzese sono stati, questa mattina, a Pescara, in Regione, nel corso di una conferenza stampa, il presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio, e l’assessore allo Sviluppo economico, Mauro Febbo.

Un risultato che si è potuto raggiungere alla luce della recente approvazione del testo definitivo del Disciplinare per l’istituzione, la concessione e l’uso del marchio collettivo “Ristorante Tipico d’Abruzzo”.

Il presidente Marsilio ha parlato di “lavoro corale che ci aiuta a comprendere come certi risultati non siano episodici. Qui non c’è una singola eccellenza che emerge – ha proseguito – ma è un intero territorio in grado non solo di esprimere e comunicare una enogastronmomia di qualità ma di legare arte, paesaggio e tradizioni locali al gusto della cucina locale abruzzese”.

“Per l’Abruzzo ed il mondo della ristorazione regionale – ha affermato Mauro Febbo – si tratta di un salto di qualità fondamentale che abbiamo concluso dopo un lungo percorso iniziato dal precedente Governo regionale. Noi abbiamo sposato il progetto e concluso l’iter amministrativo anche grazie ad una perfetta sinergia tra il mio Dipartimento di riferimento ed il Servizio Politiche comunitarie della Presidenza. E’ stato il frutto di un lavoro condiviso, di una apertura mentale che il mondo della ristorazione abruzzese ha acquisito da tempo – ha aggiunto Febbo – un percorso che ha visto anche il pluristellato chef Niko Romito fornire un fondamentale contributo di idee e di conoscenza”.

Attraverso l’istituzione e la concessione del marchio la Regione Abruzzo intende promuovere e valorizzare le produzioni agroalimentari e zootecniche inserite nel proprio sistema per la qualità controllata; promuovere lo sviluppo della ristorazione tradizionale di qualità per la tutela della cultura enogastronomica del territorio abruzzese; tutelare e valorizzare la cultura enogastronomica del territorio regionale abruzzese; tutelare il consumatore, attraverso una maggiore informazione sulla ristorazione tradizionale di qualità.

Il Dipartimento Turismo, Cultura e Paesaggio concede in uso il marchio “Ristorante tipico d’Abruzzo” a tutti gli esercizi commerciali dell’Unione europea, già autorizzati ai sensi di legge, appartenenti alla categoria “ristoranti” nel rispetto di quanto disposto dall’art. 2 della L.R. n. 1/2018, che intendono aderire volontariamente al sistema di controllo istituito dal Disciplinare per la gestione del marchio stesso.

L’attribuzione del diritto all’uso del marchio collettivo “Ristorante tipico d’Abruzzo” comporta l’iscrizione dell’esercizio commerciale nel Registro dei Ristoranti tipici d’Abruzzo, istituito presso il Dipartimento Turismo, Cultura e Paesaggio.

Tra i requisiti per accedere all’uso del marchio:

  • il menù denominato “nel solco della tradizione”: con almeno il 50 % dei piatti proveniente dalla tradizione, scritta o orale, della gastronomia abruzzese, realizzati con almeno il 60% dei prodotti, utilizzati per realizzare il 100% di tutte le produzioni gastronomiche del ristorante, provenienti dalle produzioni tipiche d’Abruzzo;
  • il menù denominato “nel solco della tradizione e dell’innovazione”: con almeno il 25% dei piatti proveniente dalla tradizione, scritta o orale, della gastronomia abruzzese e almeno il 25% dei piatti frutto di una reinterpretazione dalla medesima gastronomia tradizionale abruzzese, realizzati con almeno il 60% dei prodotti utilizzati per realizzare il 100% di tutte le produzioni gastronomiche, provenienti dalle produzioni tipiche d’Abruzzo
  • il menù denominato “nel solco dell’innovazione” realizzato con l’utilizzo di almeno il 60% dei prodotti, impiegati per realizzare il 100% di tutte le produzioni gastronomiche del ristorante, provenienti dalle produzioni tipiche d’Abruzzo.

Per produzioni tipiche d’Abruzzo, si intendono i prodotti inseriti nell’Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari della Regione Abruzzo. Ai fini della concessione del marchio Ristorante tipico d’Abruzzo si terrà, altresì, conto dei seguenti requisiti obbligatori:

a) presenza di una Carta dei Vini che assicuri la disponibilità di almeno n. 1 (una) etichetta di vino abruzzese, per ogni 2 (due) coperti secondo il normale asset del ristorante, (ad esempio: se un ristorante normalmente dispone di 40 (quaranta) posti coperti, dovrà presentare una carta con almeno n. 20 (venti) etichette diverse di vini abruzzesi);

b) presenza di prodotti provenienti da agricoltura biologica; l’esercizio per accedere al marchio Ristorante tipico d’Abruzzo, dovrà acquistare, da aziende certificate biologiche, almeno la metà del 60% dei prodotti utilizzati per realizzare il 100% di tutte le produzioni gastronomiche del ristorante. 


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L'Associazione UPA e il Confidi " La Sicuranza" hanno organizzato un incontro che si terrà il giorno:

venerdì 7 giugno 2019 presso l'Hotel Mara di Ortona con inizio alle ore 18.30.

 

Il tema del seminario sarà: "Il Credito e la Riforma del Fondo Centrale di Garanzia".

All'incontro parteciperanno:

- Rappresentanti degli Istituti Bancari: BCC Sangro Teatina, BNL, BPER Banca e UBI Banca.

Ha assicurato la Sua partecipazione anche l'Assessore regionale alle Attività Produttive Mauro Febbo.

 


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Comunicato stampa congiunto di:

CASARTIGIANI - CLAAI - CNA - CONFAPI - CONFARTIGIANATO - CONFCOMMERCIO - CONFESERCENTI ABRUZZO

Decreto Crescita: " Cambiare le norme che restringono l'accesso al credito".

Si allega Comunicato completo. 

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Interpello del Ministero del lavoro, autorizzazione sempre necessaria per l'installazione delle telecamere nei luoghi di lavoro, non c'è silenzio-assenso.

In allegato l'intero articolo.

 


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L'Agenzia delle Entrate estende ai patronati l'attività di intermediazione per pratiche di successione e registrazione contratti d'affitto: il provvedimento.

Uno specifico provvedimento dell’Agenzia delle Entrate (99344/2019 dello scorso 18 aprile) individua nuove tipologie di intermediari in materia di successioni, volture catastali e registrazione dei contratti di affitto. In particolare, gli Istituti di patronato e di assistenza sociale (legge 152/2001) sono ora abilitati alla trasmissione telematica di:

  • dichiarazioni di successione,
  • domanda di volture catastali.

Inoltre, gli Istituti di patronato e assistenza sociale potranno svolgere il servizio di registrazione telematica dei contratti di locazione e del versamento delle relative imposte.

Il Fisco risponde così a un adempimento previsto dalla legge 190/2014, comma 310, che ha ridefinito le attività erogabili dagli istituti di patronato e di assistenza sociale, prevedendo che possano svolgere una serie di attività sia nei confronti di soggetti pubblici sia di soggetti privati, in virtù del fatto che possiedono i necessari requisiti tecnici e organizzativi e svolgono un ruolo significativo nei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione.

patronati possono dunque erogare i seguenti servizi: attività informative e di sostegno, consulenza, supporto, servizio e assistenza tecnica in materia di previdenza e assistenza sociale, diritto del lavoro, sanità e diritto di famiglia e delle successioni, diritto civile e legislazione fiscale, risparmio, tutela e sicurezza sul lavoro. 


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Verso l'eliminazione dell'obbligo di nomina di revisore o collegio sindacale nelle piccole Srl (Codice crisi d'impresa): anticipazioni del Governo.

Il Governo intende semplificare i nuovi obblighi per le Srl previsti dal Codice della Crisi d’impresa: novità che hanno destato forti preoccupazioni (l’adeguamento è richiesto entro il prossimo 16 dicembre) e che quindi, in base alle anticipazioni fornite in conferenza stampa alla Camera, l’esecutivo vuole intervenire.

Come? Rimuovendo l’obbligo di nominare un revisore o un collegio sindacale per le piccole imprese.

La novità è contenuta nell’articolo 379 del dlgs 14/2019 (riforma della crisi d’impresa e dell’insolvenza), che va a modificare l’articolo 2477 del codice civile, introducendo l’obbligo di nominare l’organo di controllo (collegio sindacale) o il revisore nel caso in cui l’impresa superi per due anni consecutivi determinati limiti di fatturato e numero di occupati.

In base all’attuale formulazione della norma (in vigore a regime da agosto 2020), l’obbligo scatta quando per due anni consecutivi viene superato almeno uno dei seguenti limiti:

  • 2 milioni di euro di attivo stato patrimoniale (dai precedenti 8,8 milioni);
  • 2 milioni di euro di ricavi (dai precedenti 4,4 milioni);
  • 10 dipendenti occupati in media durante l’esercizio (dai precedenti 50).

Quindi, per fare un esempio molto semplice, una PMI che supera per due anni consecutivi i dieci dipendenti ha l’obbligo di nominare collegio o revisore dei conti. Il Governo intende eliminare questa rigidità, contraria alla ratio della norma, che non vuole incrementare il numero di adempimenti ma introdurre disposizioni che prevengano le crisi e consentano di proseguire l’attività per superare eventuali fasi di difficoltà.

E’ il viceministro Massimo Garavaglia a sottolineare le criticità della misura: «tutte le volte che sindaco o revisore segnalassero la presenza di un possibile stato di crisi, le banche chiederebbero l’immediato rientro del fido mettendo le aziende in difficoltà ancora maggiore».

L’esecutivo valuta quindi un meccanismo che tuteli maggiormente le piccole imprese, srl e cooperative, eliminando l’inasprimento delle regole sulle soglie dimensionali delle imprese. 


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Dal 1 maggio 2019 entra in vigore il Bonus Sud, un incentivo economico per i datori di lavoro privati della Regione Abruzzo.

Si allega alla presente Circolare informativa completa.

 

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L'Agenzia delle Entrate fa il punto sulle modifiche introdotte al regime forfettario dalla Legge di Bilancio per il 2019, eliminando alcuni paletti.

Con la circolare n. 9/E/2019 l’Agenzia delle Entrate ha fornito indicazioni circa le modifiche al regime forfetario introdotte dall’articolo 1, commi da 9 a 11, legge n. 145/2018 (Legge di Bilancio 2019), chiarendo molti dubbi e criticità sull’accesso al nuovo regime forfettario. Si tratta di novità che hanno di fatto ampliato la platea di coloro che possono beneficiare del regime forfettario, facendo rientrare anche alcuni contribuenti che erano in regime semplificato e, prima, non presentavano i requisiti necessari ma che ora possono applicare questo regime a partire dal 2019, essendo venute meno le cause di esclusione.

Regime forfettario: platea estesa

Le Entrate ricordano che possono accedere al regime forfettario che prevede l’applicazione di un’unica imposta sostitutiva del 15% i contribuenti persone fisiche già esercenti attività di impresa, arti o professioni che nell’anno precedente hanno conseguito ricavi e compensi non superiori a 65mila euro, indipendentemente dall’attività esercitata, oltre a quelli che iniziano una nuova attività. Possono inoltre applicare l’imposta, sostitutiva di IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP, anche le imprese familiari e le aziende coniugali non gestite in forma societaria. precisa il Fisco. Per le start up che rispettano determinate condizioni la misura dell’imposta sostitutiva è ridotta al 5% per i primi cinque periodi d’imposta.

Per valutare il requisito del tetto massimo dei ricavi, ai fini dell’accesso al regime forfetario, nel caso in cui il contribuente eserciti più attività, contraddistinte da più codici Ateco, occorre fare riferimento alla somma di ricavi e compensi relativi alle attività esercitate.

Ex praticanti

Tra le novità evidenziate dalle Entrate, l’ammissione al regime di vantaggio anche per gli ex praticanti che iniziano una nuova attività e operano prevalentemente con i datori di lavoro e i soci di società semplici dove hanno svolto il periodo di praticantato obbligatorio, se queste ultime non producono redditi di lavoro autonomo o d’impresa, anche di fatto. Mentre, in caso di possesso di quote in società a responsabilità limitata, è necessario valutare l’attività effettivamente svolta dalla società controllata, a prescindere dai codici Ateco formalmente dichiarati dal contribuente.

Passaggio al regime forfettario

Per quanto riguarda il passaggio al regime forfettario, essendo venute meno alcune cause di esclusione, coloro i quali erano in regime semplificato possono ora rientrare nel regime forfetario. Non occorre presentare nessuna opzione o comunicazione. Coloro che nel 2018 erano in regime ordinario, per opzione, possono fare altrettanto. Restano esclusi da questa possibilità gli esercenti attività d’impresa arti o professioni che contemporaneamente all’esercizio dell’attività, partecipano a società di persone, associazioni o imprese familiari o che controllano società a responsabilità limitata che svolgono attività riconducibili a quella da loro svolta in regime forfetario, a meno che nel corso del 2019 la causa inibitoria venga rimossa.

Non possono, inoltre, avvalersi del regime forfetario le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ad esclusione, come sopra specificato degli “ex praticanti”.

Semplificazioni

Nella circolare, le Entrate ricordano che i contribuenti che aderiscono al regime forfetario:

  • non addebitano l’IVA in fattura e non devono osservare gli obblighi di liquidazione e versamento dell’imposta né gli obblighi contabili e dichiarativi previsti dal Dpr n. 633/1972;
  • sono esonerati dall’obbligo di fatturazione elettronica, con l’eccezione delle fatture elettroniche nei confronti della PA che rimangono obbligatorie;
  • sono esonerati dagli indicatori sintetici di affidabilità (ISA);
  • sono esonerati dalle ritenute d’acconto e dalla loro applicazione;
  • sono esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili.

Adempimenti

I contribuenti devono comunque assicurare alcuni adempimenti:

  • numerare e conservare le fatture di acquisto e le bollette doganali;
  • certificare i corrispettivi e versare l’IVA per le operazioni in cui risultano essere debitori di imposta, dopo aver integrato la fattura indicando l’aliquota e la relativa imposta;
  • conservare i documenti emessi e ricevuti;
  • presentare la Certificazione Unica con le ritenute previdenziali e assistenziali operate.

 


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Proroga Inail più ampia. Valida anche per le aziende cessate nel 2019.

Si allega articolo completo. 

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Reddito e Quota 100 sono legge, ma allarme per crescita zero.

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