Aliquota variabile per la pace fiscale. Si verserà dal 5 al 25% 

L’ultima indicazione l’ha data ieri Luigi Di Maio, spiegando che sarà riservata ai piccoli contribuenti e non ai grandi evasori. La cosa certa, confermata dallo stesso ministro dell’Economia, Giovanni Tria, è che la “pace fiscale”, ovvero il condono, sanatoria, regolarizzazione, o saldo e stralcio che sia, nel 2019 si farà. E secondo il ministro porterà risorse, anche se “una tantum”, per la riduzione delle imposte sui redditi delle persone fisiche. Il taglio dell’Irpef sui redditi bassi costa molto, soprattutto nei primi anni, e gli incassi della pace fiscale, anche se non strutturali, potranno essere utili per coprire l’avvio della riforma. Dopo due rottamazioni consecutive delle cartelle Equitalia, entrambe ancora aperte, la nuova operazione potrebbe riguardare i debiti fiscali per i quali è già aperto un contenzioso formale (finora esclusi). La massa complessiva dei crediti che potrebbero rientrare nella pace fiscale sarebbe di una trentina di miliardi di euro, il gettito variabile tra 3 e 5 miliardi di euro. Un primo progetto elaborato dalla Lega prevedeva il pagamento a “saldo e stralcio” con aliquote differenti in funzione dell’entità del reddito e del debito. Si pagherebbe, ad esempio, un’aliquota bassa, tipo il 5% del debito, se questo ed i redditi del contribuente fossero entro una certa soglia, per poi salire gradualmente fino al 25%. La “pace fiscale” dovrebbe funzionare solo entro certi limiti di debito. I grandi evasori sarebbero fuori.

 

Il percorso della flat tax al 20% e la soglia dei redditi. Il Regime forfettario.

Una flat tax per moduli, un percorso di riduzione delle aliquote e degli scaglioni Irpef che, da qui a cinque anni, porti all’agognato tetto del 15 o anche del 20% alla tassazione dei redditi. Considerati i margini di bilancio disponibili, pochi anche se la Ue dovesse concedere nuova flessibilità, a beneficiare della riduzione delle tasse nel 2019 saranno le imprese più piccole, le partite Iva e, forse, anche i redditi più bassi. L’obiettivo è intanto quello di allargare la platea delle mini imprese e dei titolari delle partite Iva che possono accedere al regime forfettario dei minimi, dove la tassazione dei redditi è già al 15%. Si tratterebbe di alzare i tetti di fatturato per rientrare nelle agevolazioni stabiliti per le varie categorie, ampliando il numero dei beneficiari da un milione ad un milione e mezzo. Anche la flat tax sui redditi delle persone fisiche potrebbe avere un assaggio nel 2019. Tra le ipotesi considerate dal governo c’è quella di dirottare ad una riduzione delle aliquote i 9 miliardi assorbiti oggi dal bonus degli 80 euro di Renzi (solo ai dipendenti e fino a 26 mila euro di reddito). L’intervento, però è tutto da costruire dal punto di vista tecnico. Sulla carta, una flat tax al 25% favorisce chi guadagna oltre 30 mila euro lordi annui, che oggi paga di più come aliquota marginale, e penalizza tutti gli altri. Per metterli al riparo dagi possibili ed indesiderati aumenti sarebbe prevista una clausola specifica.  


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