E' indetto un Corso gratuito per disoccupati e inoccupati, per la formazione di addetti di Segreteria Contabile.

In allegato, locandina completa del corso, per ulteriori info non esitare a contattarci allo 0871-331442. 

Scarica il File Allegato


In materia di lavoro il Presidente del Cnel, Treu, annuncia una revisione per cancellare gli accordi in dumping, che spingono al ribasso le tutele dei lavoratori.

Si allega articolo completo.

Per ulteriori informazioni, i nostri uffici sono a disposizione 0871-331442. 

Scarica il File Allegato


I bonus giovani raddoppiano: gli incentivi si possono cumulare.

Si allega articolo completo.

Per ulteriori informazioni non esitare a contattarci 0871-331442 

Scarica il File Allegato


Ho avuto modo di occuparmi su queste pagine, poco tempo addietro, della spinosa questione legata alla novella normativa sul tema del reato di mancato versamento delle ritenute previdenziali. Torno sul tema dato che adesso, finalmente, disponiamo del testo della sentenza (n. 10424/2018) con cui la Suprema Corte, SS.UU. penali, ha dipanato la matassa interpretativa.

Ma qual era, in sintesi, il problema che ha angustiato, nei mesi scorsi, gli addetti ai lavori?

Con il nuovo testo dell’articolo 2, comma 1-bis, D.L. 463/1983, proposto a mezzo del D.Lgs. 8/2016, il legislatore ha optato per una parziale depenalizzazione della fattispecie in commento; lo ha fatto ponendo una soglia oltre la quale, in caso di condotta omissiva, scatta la reazione penale. In sintesi, nel testo in vigore, si ha:

  • omissione fino a 10.000 euro annui: sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro;
  • omissione superiore a 10.000 euro annui: reclusione fino a 3 anni e con la multa fino a 1.032 euro.

Già l’aspetto amministrativo, viste le somme in gioco, non pare proprio lieve.

Il piano penale, inoltre, ha posto un problema giuridico circa il periodo annuo da considerare ai fini del corretto calcolo della soglia di punibilità. Ci si è chiesti:

  1. si tratta di anno inteso quale competenza per 12 mesi di retribuzioni?
  2. oppure di anno inteso quale somma di 12 periodi di scadenza dei versamenti previdenziali?

È noto a tutti, infatti, che il versamento contributivo si effettua il giorno 16 del mese successivo al periodo di competenza. Per cui, ne deriva:

  • nel caso cui al precedente punto 1, con utilizzo del criterio di competenza: sarebbero conteggiabili i versamenti posti in essere dal 16 febbraio di un determinato anno (riferibili alle retribuzioni del gennaio del medesimo anno), fino a quelli del 16 gennaio dell’anno successivo (riferibili alle retribuzioni del dicembre dell’anno precedente);
  • nel caso cui al precedente punto 2, con utilizzo del criterio di cassa: sarebbero invece conteggiabili i versamenti posti in essere dal 16 gennaio di un determinato anno (riferibili alle retribuzioni del dicembre dell’anno precedente), fino a quelli del 16 dicembre del medesimo anno (riferibili alle retribuzioni novembre dello stesso anno).

Il dubbio si muoveva tra una giurisprudenza di legittimità, orientata verso la prima tesi, e una produzione amministrativa (Ministero del lavoro, Inps e INL) che si è inizialmente incardinata a favore della seconda ipotesi, salvo pentirsi e tornare sui propri passi. In sostanza, una babilonia …

Ecco il motivo per cui, con urgenza, si è chiesto di porre rimedio alle SS.UU. penali. E i Supremi giudici hanno risposto, con la sentenza citata, chiudendo questa ambigua querelle e sposando la tesi legata al criterio di cassa.

In fondo, anche se il concetto della competenza appare normativamente legato alla materia della contribuzione previdenziale, quanto sostenuto nella decisione in commento si rivela lineare. In sostanza gli Ermellini sostengono che “la condotta del mancato versamento assume rilievo solo con lo spirare del termine di scadenza indicato dalla legge, sicché appare più coerente riferirsi, riguardo alla soglia di punibilità, alla somma degli importi non versati alle date di scadenza comprese nell’anno”.

Per ricapitolare e fare un minimo di chiarezza: per il calcolo della soglia annua occhio ai versamenti scadenti tra il 16 gennaio di un determinato anno (riferibili alle retribuzioni del dicembre dell’anno precedente) e il 16 dicembre del medesimo anno (riferibili alle retribuzioni novembre dello stesso anno).

Finalmente, al di là delle dispute legali, ci hanno dato un punto di rifermento; così sia. 


Dichiarazione precompilata 2018, regole di accesso al 730 per contribuenti, sostituti d'imposta e intermediari, scadenze, detrazioni e deduzioni.

Si amplia il numero delle informazioni già inserite nella dichiarazione precompilata (con l’esordio delle spese per l’asilo nido e delle erogazioni liberali a favore di associazioni e fondazioni) ed esordisce l’accesso in cooperazione applicativa con cornice di sicurezza da parte dei Caf. Sono le novità del 730 e del Modello Redditi 2018 online, disponibili a partire da lunedì 16 aprile. Le istruzioni per l’accesso sono indicate nel provvedimento del 9 aprile dell’Agenzia delle Entrate, tanto per i contribuenti che presentano autonomamente la dichiarazione quanto per gli intermediari dell’assistenza fiscale.

Il 730 precompilato è destinato a lavoratori dipendenti e assimilati (anche da coniugi in forma congiunta) e, nella versione precompilata, contiene le seguenti detrazioni e deduzioni:

  • quote di interessi passivi e relativi oneri accessori per mutui in corso;
  • premi di assicurazione sulla vita, causa morte e contro gli infortuni;
  • contributi previdenziali e assistenziali;
  • contributi versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare;
  • spese sanitarie e relativi rimborsi;
  • spese veterinarie;
  • spese universitarie e relativi rimborsi;
  • contributi versati alle forme di previdenza complementare;
  • spese funebri;
  • spese relative agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e agli interventi finalizzati al risparmio energetico;
  • erogazioni liberali nei confronti delle ONLUS, delle associazioni di promozione sociale, delle fondazioni e associazioni riconosciute aventi per scopo statutario la tutela, promozione e la valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico e delle fondazioni e associazioni riconosciute aventi per scopo statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica;
  • spese per la frequenza degli asili nido;
  • dati sulle spese da ripartire su più annualità desumibili dalle dichiarazioni 2017.

 Accesso online

Il contribuente accede alla propria dichiarazione attraverso le credenziali Fisconline, l’identità SPID, la Carta Nazionale dei Servizi, il PIN dispositivo INPS e le credenziali di altri soggetti individuati con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate. All’interno della propria area autenticata può visualizzare il 730 e stamparlo, accettare, modificare o integrare i dati, effettuare l’invio, versare le imposte tramite F24 con possibilità di addebito sul conto corrente, consultare comunicazioni e ricevute relative alla dichiarazione presentata, conoscere i soggetti delegati a cui è stata resa disponibile la dichiarazione precompilata. Il contribuente deve fornire un indirizzo di posta elettronica al quale ricevere le comunicazioni. Genitori, tutori e contribuenti che compilano il 730 per conto di persone legalmente incapaci devono autocertificare la propria condizione recandosi negli uffici del fisco.

Sostituti d’imposta, CAF e intermediari abilitati accedono se in possesso di delega del contribuente e copia del documento d’identità. La delega può essere in formato cartaceo o elettronico e contenere le seguenti informazioni:

  • codice fiscale e dati anagrafici del contribuente;
  • anno d’imposta cui si riferisce la dichiarazione 730 precompilata;
  • data di conferimento della delega;
  • indicazione che la delega si estende, oltre all’accesso alla dichiarazione 730 precompilata, anche alla consultazione dell’elenco delle informazioni relative alla dichiarazione (che contiene l’indicazione dei dati inseriti e non inseriti e della fonte utilizzata).

Le deleghe sono numerate, annotate i apposito registro e conservate nel rispetto delle regole tecniche previste dal CAD, il codice dell’amministrazione digitale.

Come detto, fra le novità 2018 c’è la possibilità, sperimentale, per i CAF di accedere alle dichiarazioni precompilate in cooperazione applicativa con cornice di sicurezza.

Le modalità tecniche sono disciplinate da apposita convenzione, e prevedono specifiche misure di sicurezza per evitare che i dati siano disponibili a terzi o vengano utilizzati da soggetti esterni al Centro dei assistenza fiscale, mettendo a punto tutte le necessarie misure tecniche, organizzative e applicative.

I nostri uffici sono a vostra disposizione per la compilazione del 730. 


Ancora pochissimi giorni per accedere ai contributi previsti per il settore autotrasporto, così come stabilito dai due decreti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 178 del 1 agosto u.s.).

I termini per la presentazione delle domande scadono, infatti, il 15 aprile.

Il primo Decreto, del 20 giugno 2017, recante “Modalità di erogazione delle risorse per investimenti a favore delle imprese di autotrasporto per l’annualità 2017” stabilisce, in particolare, un limite di spesa pari a euro 35.950.177 per le erogazione di risorse finanziarie relative all’anno 2017 e la ripartizione fra le varie tipologie d’investimento. Tali risorse sono destinate ad incentivi a beneficio delle imprese di autotrasporto di merci per conto di terzi attive sul territorio italiano, regolarmente iscritte al Registro elettronico nazionale e all’Albo degli autotrasportatori di cose  per conto di terzi, per il rinnovo e l’adeguamento tecnologico del  parco veicolare, per l’acquisizione di beni strumentali per il trasporto intermodale, nonché per favorire iniziative di collaborazione e di aggregazione fra le imprese del settore.

Gli investimenti sono  finanziabili esclusivamente se  avviati  dalla  data  di  entrata  in  vigore  del Decreto ed ultimati entro il 15 aprile 2018.

Il secondo Decreto del 17 luglio 2017 contenente, invece, le “disposizioni operative di attuazione delle misure incentivanti di cui al decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 20 giugno 2017”, definisce la gestione dell’attività istruttoria, la modalità di presentazione delle domande di ammissione ai benefici, nonché le modalità di dimostrazione dei requisiti tecnici dei beni acquisiti.

Le domande per accedere ai contributi devono essere presentate, come detto, entro il 15 aprile 2018 esclusivamente in via telematica, sottoscritte con  firma digitale  dal  rappresentante legale dell’impresa, o da un suo procuratore speciale del consorzio o della  cooperativa  richiedente, seguendo le specifiche modalità che sono pubblicate nel sito web del MIT nella sezione «autotrasporto merci» – «contributi ed incentivi». Il sistema elettronico rilascerà ricevuta comprovante l’avvenuta trasmissione della domanda a tutti gli effetti di legge.

Per tutti gli altri dettagli sui requisiti di ammissibilità e su predisposizione e invio delle domande vi rimandiamo alla consultazione del Decreto. 


Tra meno di un mese si potrà presentare domanda per partecipare al bando Isi 2017, con cui l’Inail mette a disposizione delle imprese che vogliono investire in sicurezza più di 249 milioni di euro di incentivi a fondo perduto, ripartiti su base regionale e assegnati fino a esaurimento, secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande.

È l’ottava edizione dell’intervento avviato a partire dal 2010, che ha visto l’Istituto stanziare un importo complessivo di circa 1,8 miliardi di euro per contribuire alla realizzazione di progetti di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

I fondi messi a disposizione attraverso il bando Isi 2017 sono suddivisi in cinque assi di finanziamento, differenziati in base ai destinatari e alla tipologia dei progetti che saranno realizzati:

  1. progetti di investimento e per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale (per i quali sono a disposizione 100 milioni di euro),
  2. progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale dei carichi (44.406.358 euro),
  3. progetti di bonifica da materiali contenenti amianto (60 milioni di euro),
  4. progetti per micro e piccole imprese operanti nei settori del legno e della ceramica (10 milioni di euro)
  5. progetti per le micro e piccole imprese che operano nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli (35 milioni di euro, suddivisi in 30 milioni destinati alla generalità delle imprese agricole e in cinque milioni per i giovani agricoltori, organizzati anche in forma societaria).

Il contributo per ogni progetto sarà erogato in conto capitale e varia in base all’asse di finanziamento, sulla base dei parametri e degli importi minimi e massimi finanziabili specificati nel bando.

Una delle novità di quest’anno è rappresentata proprio dall’introduzione di un quinto asse di finanziamento dedicato alle imprese che operano in agricoltura, alle quali nel 2016 era stato dedicato un avviso pubblico specifico, per l’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature di lavoro caratterizzati da soluzioni innovative per la riduzione delle emissioni inquinanti, del livello di rumorosità o del rischio infortunistico.

Con il nuovo bando Isi, inoltre, si allarga la platea dei destinatari degli incentivi. Oltre alle imprese, anche individuali, iscritte alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, infatti, l’asse di finanziamento dedicato alla riduzione del rischio dovuto alla movimentazione dei carichi è aperto ai progetti presentati dagli enti del terzo settore, anche non iscritti al registro delle imprese ma censiti negli albi e registri nazionali, regionali e delle Province autonome.

Come per i bandi precedenti, la procedura di presentazione delle domande di accesso agli incentivi avverrà in modalità telematica.

A partire dal 19 aprile le aziende interessate avranno tempo fino alle ore 18 del 31 maggio 2018 per inserire e salvare la propria domanda attraverso la sezione “accedi ai servizi online” del sito Inail, dove sarà possibile anche effettuare simulazioni relative al progetto da presentare e verificare il raggiungimento della soglia di ammissibilità. Per accedere alla sezione l’impresa deve essere in possesso delle credenziali di accesso ai servizi online, che possono essere ottenute effettuando la registrazione sul portale dell’Istituto almeno due giorni lavorativi prima della chiusura della procedura informatica per la compilazione della domanda.

Le altre tappe. Dal 7 giugno 2018 le imprese i cui progetti avranno raggiunto o superato la soglia minima di ammissibilità potranno accedere all’interno della procedura informatica ed effettuare il download del proprio codice, che le identificherà in maniera univoca in occasione del “click day” dedicato all’inoltro online delle domande di ammissione al finanziamento attraverso lo sportello informatico. I giorni e gli orari di apertura dello sportello informatico saranno comunicati sul sito Inail a partire dalla stessa data. Gli elenchi in ordine cronologico di tutte domande inoltrate, con evidenza di quelle in posizione utile per essere ammesse al finanziamento, saranno pubblicati entro 14 giorni dall’ultimazione della fase di invio del codice identificativo. Le imprese collocate in posizione utile per il finanziamento dovranno poi fare pervenire all’Inail, entro il termine di trenta giorni, tutti i documenti indicati nell’avviso pubblico per la specifica tipologia di progetto.

La campagna valoriale #storiediprevenzione accompagnerà le fasi della procedura. Come negli anni precedenti, per spiegare nel dettaglio le modalità di partecipazione alla procedura di finanziamento, l’Istituto ha realizzato un’apposita campagna informativa, denominata #storiediprevenzione. L’iniziativa di comunicazione quest’anno utilizzerà ancora di più i social media, dedicando attenzione alle “storie di prevenzione” di imprenditori che, anche grazie ai contributi Inail, hanno investito in sicurezza nelle proprie aziende,  e hanno dimostrato di credere nel valore della prevenzione per la tutela della salute dei lavoratori e per la stessa produttività  dell’impresa.

Per ottenere informazioni e  assistenza l’Istituto mette a disposizione anche il proprio contact center, che a partire dal 1 gennaio 2018, al nuovo numero 06.6001 (utilizzabile sia da rete fissa sia da rete mobile secondo il piano tariffario del gestore telefonico di ciascun utente).

Rivolgetevi a U.P.A. per lo sviluppo della pratica. 


Tempi record di valutazione delle domande di accesso a “Resto al Sud”, l’incentivo dedicato ai giovani under 36 residenti nel Mezzogiorno che vogliono creare attività imprenditoriali.

Il 15 gennaio, giorno di apertura dello “sportello” Resto al Sud, sul sito di Invitalia erano già state avanzate 209 richieste, la cui valutazione andava conclusa nei 60 giorni “lavorativi” successivi. Ad oggi, 9 aprile, giunto a scadenza il termine fissato dalla legge, Invitalia ha valutato oltre 600 domande, un numero tre volte superiore a quello previsto.

“Resto al Sud è una risposta di qualità alla domanda di lavoro e di impresa nel Mezzogiorno e Invitalia sta assicurando tempi record di gestione dell’incentivo per consentire un rapido avvio delle iniziative approvate, che ad oggi sono 210”, afferma l’Amministratore Delegato, Domenico Arcuri.

A Invitalia sono stati già presentati 2.031 progetti imprenditoriali, che prevedono investimenti per 134 milioni di euro, con richieste di agevolazioni per 68,5 milioni e 7.500 nuovi posti di lavoro.

Il successo di “Resto al Sud” è confermato anche dalle ulteriori 5.400 domande in fase avanzata di compilazione sulla piattaforma online di Invitalia.

Tra le otto regioni del Sud interessate dall’intervento, al primo posto c’è la Campania con il 45% delle domande, seguita da Sicilia e Calabria (17%), Abruzzo e Sardegna (7%), Puglia (4%), Basilicata (2%) e Molise (1%).

Il 37% dei proponenti è fra i 30 e i 35 anni, di cui uno su tre con elevato livello di istruzione (laurea, master, dottorato di ricerca). Gli under 25 sono il 34% del totale.

Quasi la metà dei progetti, il 47%, riguardano il settore turistico-culturale. Al secondo posto le attività manifatturiere (con il 23% dei progetti), quindi i servizi alla persona (15%).

Le agevolazioni di Resto al Sud coprono fino al 100% delle spese di investimento: il 35% a fondo perduto, il 65% con un finanziamento bancario garantito dal Fondo di Garanzia delle Pmi. I relativi interessi sono a carico dello Stato.

A breve Invitalia lancerà anche una App Resto al Sud, un ulteriore segnale di attenzione ai destinatari della misura, che potranno così essere informati in tempo reale sull’esito delle loro richieste (ad esempio quelle di erogazione dei contributi) o sull’eventuale necessità di integrare la documentazione di progetto per procedere con la realizzazione dell’iniziativa. 


Con la Lettera Circolare 15 marzo 2018, prot. n. 0000049, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha fornito al personale ispettivo una serie d’indicazioni in ordine agli effetti derivanti dalla mancata valutazione dei rischi nel caso del lavoratore occupato con un contratto di lavoro intermittente o “job on call”.

Si tratta, com’è noto, di una tipologia di lavoro “flessibile” che trova la sua genesi nel D.Lgs. 276/03, ripresa successivamente dall’art. 13 del D.Lgs. n.81/2015, che definisce il “job on call” come un contratto “(...) anche a tempo determinato, mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi, anche con riferimento alla possibilità di svolgere le prestazioni in periodi predeterminati nell'arco della settimana, del mese o dell'anno. In mancanza di contratto collettivo, i casi di utilizzo del lavoro intermittente sono individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali”.

La flessibilità del rapporto risiede, quindi, proprio nel fatto che il datore di lavoro grazie a tale strumento impiega il lavoro a “chiamata”, ossia secondo le proprie esigenze produttive dando origine, così, a una prestazione lavorativa appunto “intermittente”; proprio questo carattere peculiare rende il lavoratore maggiormente esposti ai rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro, in quanto oltre a quelli tipici legati alla mansione che in concreto andrà a svolgere si aggiungono anche quelli da “flessibilità” legati essenzialmente a una presenza sul posto di lavoro che potrebbe essere non continua.

 Il divieto di stipula del contratto

Per tale motivo l’art. 14, primo comma, del D.Lgs. 81/15 (c.d. “Jobs act”), riprendendo la previsione già contenuta nel D.Lgs. 276/03, stabilisce espressamente che è vietato il ricorso al lavoro intermittente in diversi casi tra cui quello in cui i datori di lavoro “(...) non hanno effettuato la valutazione dei rischi in applicazione della normativa di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori”.

Si tratta, quindi, di una norma imperativa che il legislatore ha posto a tutela del lavoratore che viene a trovarsi maggiormente esposto a infortuni sul lavoro per la presenza di rischi specifici aggiuntivi derivanti essenzialmente dalla minor familiarità sia con l'ambiente di lavoro, sia con gli strumenti di lavoro, e a causa anche della minore esperienza e della minore formazione, unite spesso alla minore professionalità e ad un'attenuata motivazione.

Tale criticità è stata evidenziata anche dal rapporto OIL del 28 aprile 2010 “Rischi emergenti e nuove forme dì prevenzione in un mondo del lavoro che cambia”, dove per altro è stato messo anche in risalto che “È aumentato anche il numero di lavoratori immigrati che a causa delle condizioni di lavoro precario spesso devono accettare lavori con bassi standard di sicurezza, basse retribuzioni e cattive condizioni di lavoro”; tale realtà unitamente alla precarietà dei rapporti ha generato negli ultimi decenni una situazione assolutamente da condannare sia sul piano della sicurezza, sia su quello delle tutele generali.

Effetti della mancata valutazione dei rischi

Alla luce, quindi, di questo regime normativo l’Ispettorato ha precisato che la violazione della richiamata disposizione imperativa “(…) comporta la conversione del rapporto di lavoro intermittente in un ordinario rapporto di lavoro subordinato”.

Tale indicazione si base su di un consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale la contrarietà a norma imperativa di un contratto di lavoro c.d. “atipico” ne comporta la nullità parziale ai sensi dell’art. 1419 c.c., con conseguente conversione dello stesso nella “forma comune” di contratto di lavoro subordinato.

A tal proposito viene richiamata la sentenza della S.C. di Cassazione civ. sez. Lavoro 2 aprile 2012 n. 5241, che facendo riferimento al contratto a termine non ha mancato di mettere in risalto che “la specificità del precetto, alla stregua del quale la valutazione dei rischi assurge a presupposto di legittimità del contratto, trova la ratio legis nella più intensa protezione dei rapporti dì lavoro sorti mediante l'utilizzo di contratti atipici, flessibili e a termine”.

Tale principio, sottolinea ancora l’Ispettorato, è stato seguito recentemente anche dal Tribunale di Vicenza nella sentenza n. 343, depositata il 19 luglio 2017, in cui ha sostenuto che il contratto di lavoro intermittente, in assenza del documento di valutazione dei rischi (DVR), si considera nullo, con conseguente riconducibilità del rapporto di lavoro alla fattispecie tipica del contratto di lavoro a tempo indeterminato ai sensi del già citato art. 1419 c.c. 

Ciò in virtù del fatto che le esigenze di protezione di un diritto primario, quale quello alla salute (cfr. art. 32 e 41 Cost.), non possono che portare “alla declaratoria di nullità dei contratti di lavoro atipici, quale quello in esame, stipulati in violazione della specifica norma di prevenzione, che esige una particolare protezione per i lavoratori”.

Nella Lettera Circolare, inoltre, viene richiamato anche l’orientamento del Tribunale di Milano che nelle sentenze n. 1806 e n. 1810 del rispettivamente del 19 e 20 giugno 2017, non ha ritenuto, in alcun modo, ostativa alla conversione del rapporto di lavoro la circostanza che tale “sanzione” non sia espressamente prevista dal legislatore.

Per altro occorre anche aggiungere che la S.C. già in precedenza aveva rilevato che l’obbligazione di sicurezza si atteggia in maniera particolarmente intensa nei confronti di lavoratori di giovane età e professionalmente inesperti come solitamente accade nel caso dei lavoratori “atipici” (1).

Va sottolineato che, comunque, l’esigenza di una protezione più intensa dei lavoratori “atipici” già è stata espressa dalla dottrina subito dopo la riforma del mercato del lavoro operata con il già citato D.Lgs. n.276/2003, a cui i dati sugli infortuni diffusi dall’INAIL nel corso di questi circa quindi anni di applicazione di questa disciplina sui contratti di lavoro atipici sta dando ragione (2).

Rapporto tra contratti “atipici” e DVR

Occorre osservare, poi, che lo stesso divieto di stipula del contratto in assenza della valutazione dei rischi è previsto dal D.Lgs. 81/15, anche per altri contratti di lavoro “atipici”; è il caso, infatti, della somministrazione di lavoro e del lavoro a termine.

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro non è entrato, però, specificamente nel merito del contenuto dell’adempimento della valutazione dei rischi da assolvere; invero, sotto questo profilo è possibile ricorrere a due principali chiavi interpretative.

La prima è quella di ritenere come sufficiente, ai fini dell’osservanza del citato divieto, la prova da parte del datore di lavoro della mera redazione del DVR e in data anteriore alla stipula del contratto, senza però entrare nel merito dei suoi contenuti.

Accanto a questa chiave interpretativa, prettamente formale, è possibile affiancarne un’altra che, viceversa, non considerando come sufficiente la sola redazione del predetto documento ai fini dell’osservanza del divieto previsto dal già citato D.Lgs. 81/15, ritiene invece anche necessario che la valutazione in esso contenuta, antecedente al momento della stipula del contratto di lavoro, riporti i rischi (infortunistici, per la salute, trasversali, etc.) ai quali sarà esposto il lavoratore nello svolgimento della mansione, tenendo altresì conto che lo stesso rientra anche in un gruppo di lavoratori esposti a rischi particolari – secondo l’espressione dell’art. 4, primo comma del D.Lgs. n. 626 del 1994, riprodotta ora nell’art. 28, primo comma del D.Lgs. 81/08 – in quanto la sua posizione di lavoratore precario come detto lo espone a rischi aggiuntivi (3).

Valutazione dei rischi legati alla specifica tipologia contrattuale

Per altro non va nemmeno dimenticato che l’art. 28, primo comma del D.Lgs. 81/2008, prevede anche l’obbligo di valutare “i rischi connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro”.

Per effetto di questa previsione si è realizzato così, finalmente, un coordinamento tra il D.Lgs. 81/08 e la disciplina protettiva del diritto alla salute nelle forme flessibili d’impiego e la temporaneità del rapporto di lavoro, rapportata allo specifico profilo di rischio associato alla mansione che dovrà essere svolta dal lavoratore, rappresenta un elemento che il datore di lavoro è tenuto a valutare preventivamente non solo per evitare il pericolo della conversione del contratto ma anche – e soprattutto – per evitare le ben più gravi sanzioni previste dal D.Lgs. 81/08, che in caso dell’omessa valutazione di tali rischi potrebbe costare molto cara in caso d’infortunio sul lavoro.

Restiamo a completa disposizione per un supporto tecnico/normativo in materia di sicurezza sul lavoro per lo studio e i Vostri clienti.

Info 0871-331442 

Scarica il File Allegato


Per sostenere ed incentivare la Tua Azienda, leggi la nostra informativa di Marzo.

In allegato, informativa completa. 

Scarica il File Allegato


Prima 1 Ultima 

L'ORGANIZZAZIONE UPA-CLAAI

L’UPA e' un’ organizzazione autonoma di assistenza e tutela politico-sindacale degli artigiani e piccole imprese.
Vai alla sezione

LE NOSTRE SEDI

Scopri tutte le nostre filiali, siamo presenti su tutto il territorio abruzzese.
Cerca la sede più vicina
Vai alla sezione

NEWSLETTER

Per essere sempre aggiornato, inserisci la tua mail e riceverai periodicamente tutte le News, le comunicazioni e le pubblicazioni.


   

Privacy Policy | © Copyright 2014 Claai Abruzzo | Sede Centrale CHIETI tel. +39 0871 348970 - 320061 - 334905

Credits by: KOMBI