In caso di violazioni in materia di salute e sicurezza accertate dagli ispettori del lavoro, questi comunicano la notizia di reato, ai sensi dell'articolo 347 del codice penale, direttamente all'Autorità giudiziaria.
Lo puntualizza l'Ispettorato Nazionale del Lavoro con la lettera circolare prot. n. 3/17 di ieri, che fornisce indicazioni operative sulle sanzioni in caso di omessa sorveglianza sanitaria dei lavoratori.
 
La nota si sofferma sull'obbligo delle visite mediche riguardanti la verifica delle capacità e delle condizioni di salute dei lavoratori da adibire a particolari attività, alla osservanza della periodicità delle visite stesse, nonché al rigoroso rispetto della disposizione di legge per cui non siano adibiti alla mansione lavorativa specifica quei lavoratori non in possesso  del vigente giudizio di idoneità perché, ad esempio, scaduto e non ancora rinnovato. 


 

Con la circolare n. 42/2017 l’INAIL ha fornito istruzioni sulla Comunicazione di Infortunio a fini statistici e informativi ricordando chi è obbligato all’adempimento entrato in vigore il 12 ottobre 2017 (art. 3, co. 3-bis d.l. 244/2016 convertito con modificazioni dalla l. 19/2017) e quali sono le sanzioni in caso di inadempienza.

La comunicazione di infortunio all’INAIL è un adempimento che deve essere assolto da tutti i datori di lavoro, compresi i datori di lavoro privati di lavoratori assicurati presso altri enti o con polizze private e i loro intermediari, poiché l’Istituto fa da tramite per il sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro (Sinp), a fini statistici e informativi.

I dati e le informazioni che devono essere trasmessi utilizzando il servizio online INAIL sono quelli relativi agli infortuni sul lavoro dei lavoratori dipendenti o assimilati che comportano l’assenza dal lavoro di almeno un giorno escluso quello dell’evento (combinato disposto art. 3, art. 18, co. 1, lett. r) e art. 21 d.lgs. 81/2008 e s.m.). La comunicazione dovrà pervenire al l’INAIL entro 48 ore dalla ricezione dei riferimenti del certificato medico (obbligo che deriva dall’art. 21 del d.lgs. 151/2015).

 In caso di ’infortunio sul lavoro che preveda un’assenza dal lavoro superiore ai tre giorni permane l’obbligo della denuncia di infortunio ai sensi dell’art. 53 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, e successive modificazioni, per mezzo del quale si considera assolto anche il nuovo adempimento.

Il mancato rispetto dei termini previsti per l’invio della comunicazione d’infortunio di un solo giorno a fini statistici e informativi viene punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da 548,00 a 1.972,80 euro (art. 55, co. 5, lett. h), d.lgs. 81/2008 e s.m.).

Nel caso di infortuni superiori ai tre giorni, il mancato rispetto dei termini previsti per l’invio della comunicazione di infortunio (art. 18, co. 1, lett. r), d.lgs. 81/2008 e s.m.) comporta l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da 1.096,00 a 4.932,00 euro (art. 55, co. 5, lett. g), d.lgs. 81/2008 e s.m.).

Per informazioni generali e assistenza è possibile contattare il Contact Center INAIL al numero 803.164, gratuito da rete fissa, oppure al numero 06 164 164.

 


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Fra gli obiettivi della Legge di Bilancio 2018, ha spiegato il premier Paolo Gentiloni, c’è quello di «promuovere il lavoro». E il ddl approvato dal Consiglio dei Ministri del 16 ottobre vi«contribuisce in modo significativo» con misure rivolte ai giovani. Che, in effetti, rappresentano il piatto forte del pacchetto lavoro inserito in manovra, con nuove formule di decontribuzione sulle assunzioni.

Assunzione giovani

A partire dal primo gennaio 2018  previsto uno sconto contributivo del 50% per le assunzioni (escluse quelle di lavoratori domestici) di giovani con contratti a tempoindeterminato in corso d’anno ma anche per quelle partite in novembre o dicembre2017 (la fruizione del beneficio decorre comunque dal 2018). Riguarda anche le trasformazioni di contratti a termine o percorsi di apprendistato e alternanza scuola-lavoro. La decontribuzione dura tre anni e si applica fino a un tetto annuo di 3mila euro.

Limitatamente al 2018 l’agevolazione si applica ai giovani fino a 35 anni, dal 2019scenderà a 29 anni. Nel caso di trasformazione a tempo indeterminato di un contratto di apprendistato, l’incentivo spetta indipendentemente dall’età del lavoratore.

Resta, e diventa strutturale, l’incentivo per il sistema duale di alternanza scuola lavoro. Sgravio al 100% (esonero) alle imprese del Sud che assumono giovani o disoccupati e per le assunzioni di Neet(giovani che non studiano e non lavorano) iscritti al programma Garanzia Giovani.

C’è anche una clausola anti-licenziamenti: l’impresa perde lo sgravio contributivo se licenzia nei sei mesi precedenti lavoratori attivi nella stessa unità produttiva.

N.B. Non è chiaro se per gli apprendisti duali lo sconto contributivo sia al 50 o al 100%. La nota del Governo su questo punto è stringata. Bisogna attendere il testo della norma. Intanto riportiamo l’intero stralcio del comunicato stampa a margine del CdM in relazione al pacchetto lavoro:

Incentivo strutturale per l’occupazione giovanile stabile

A decorrere dal primo gennaio 2018 i datori di lavoro del settore privato che assumono giovani con contratti a tutele crescenti beneficeranno di uno sconto triennale sui contributi previdenziali pari al 50% (esclusi i lavoratori domestici). L’esonero spetta anche per le assunzioni avvenute nei mesi di novembre e dicembre 2017, ferma restando la decorrenza dal primo gennaio 2018.  Lo sconto contributivo si applica anche nei casi di prosecuzione di un contratto di apprendistato in contratto a tempo indeterminato, qualunque sia l’età anagrafica al momento della prosecuzione e quando un datore di lavoro assume, entro sei mesi dal conseguimento del titolo di studio, studenti che abbiano svolto percorsi di alternanza scuola-lavoro o di apprendistato per il conseguimento del titolo di studio.

Pubblico impiego

Gli incentivi assunzioni non sono l’unica misura per favorire l’occupazione inserita in Legge di Bilancio: è anche prevista l’assunzione di 1.500 ricercatori, scatti più frequenti (biennali e non più triennali) per gli stipendi dei docenti universitari, misure per le retribuzioni dei dirigenti scolastici (per avvicinarle a quelle degli altri dirigenti pubblici), il rinnovo dei contratti del pubblico impiego (in vista, un aumento medio di 85 euro).

Altre misure

Novità in tema di ammortizzatori sociali per le aree di crisi complessa e per la ricollocazione dei lavoratori in esubero delle grandi imprese, con la possibilità di accordi sindacali che prevedano percorsi di ricollocazione già durante la fruizione della cassa integrazione. E c’è un incentivo fiscale per le imprese che investono nella formazione dei lavoratori: un credito d’imposta del 50%, fino al 31 dicembre 2020, sulle attività di formazione previste dai contratti aziendali o territoriali, su un tetto di spesa pari a 1 milione di euro per ogni impresa.


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                                                                                                        Il Direttore UPA-CLAAI

                                                                                                        Federico Del Grosso 


Corte di Cassazione, sezione prima civile, ordinanza 25 settembre 2017, n. 22268. In tema di appalto di opere pubbliche pur essendo il prezzo “a corpo” fisso e invariabile l’appaltatore ha diritto ad un compenso ulteriore per i lavori aggiuntivi eseguiti su richiesta del committente o per effetto di varianti

In tema di appalto di opere pubbliche, pur essendo il prezzo “a corpo” fisso e invariabile, in quanto riferito all’opera globalmente considerata, l’appaltatore ha diritto ad un compenso ulteriore per i lavori aggiuntivi eseguiti su richiesta del committente o per effetto di varianti, il quale dev’essere calcolato “a misura” limitatamente alle quantita’ variate, mentre le parti di opere rimaste invariate devono essere compensate secondo il prezzo “a corpo” accettato dall’appaltatore, indipendentemente dalla loro effettiva misura, atteso che un appalto “a corpo” non puo’ trasformarsi progressivamente in appalto a “misura”

Ordinanza 25 settembre 2017, n. 22268
Data udienza 24 maggio 2017

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TIRELLI Francesco – Presidente

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere

Dott. SAMBITO Maria G.C. – Consigliere

Dott. VALITUTTI Antonio – rel. Consigliere

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26276/2012 proposto da:

Fallimento Impresa dott. (OMISSIS) S.r.l., in persona del curatore dott. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso l’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS), giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Comune di Trieste, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente domiciliate in (OMISSIS), presso l’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati (OMISSIS), giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

(OMISSIS) S.p.a.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 661/2011 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE, depositata il 28/09/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 24/05/2017 dal cons. VALITUTTI ANTONIO.

RILEVATO

che:

la Corte d’appello di Trieste, con sentenza n. 661/2011, depositata il 28 settembre 2011, ha parzialmente riformato la decisione n. 466/2007 resa dal Tribunale della stessa citta’, condannando il Comune di Trieste al pagamento della minor somma – rispetto a quella liquidata in prime cure – di Euro 729.130,39, oltre interessi legali, a titolo di ulteriori compensi per le riserve formulate dall’Impresa dott. (OMISSIS) s.r.l., in relazione al contratto di appalto stipulato inter partes il 16 giugno 1999, avente ad oggetto la ristrutturazione del (OMISSIS) di Trieste;

avverso tale sentenza – dichiarato nelle more il fallimento dell’impresa appaltatrice – ha proposto ricorso per cassazione il Fallimento della Impresa dott. (OMISSIS) s.r.l., affidato a quattro motivi, illustrati con memoria ex articolo 378 cod. proc. civ.;

il Comune di Trieste ha replicato con controricorso e con memoria.

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo di ricorso il Fallimento dell’Impresa (OMISSIS) – denunciando la violazione e falsa applicazione della L. 11 febbraio 1994, n. 109, articolo 25, articoli 1659, 1960 e ss., 2697, 2727 e 2729 cod. civ., nonche’ il difetto di motivazione, in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – si duole del fatto che la Corte d’appello abbia respinto, peraltro con motivazione del tutto incongrua, il gravame proposto dall’impresa in relazione alle riserve cd. “tecniche “, con le quali era stata formulata dalla medesima la richiesta di un maggiore compenso per l’eccedenza quantitativa e qualitativa dei lavori eseguiti;

l’istante deduce, invero, che, pur vertendosi in ipotesi di appalto “a corpo”, nel quale il corrispettivo stabilito contrattualmente e’ immodificabile, la rilevante differenza tra le opere pattuite e quelle imposte eseguite, derivante dall’ approvazione di ben due perizie di variante e di un lotto aggiuntivo, avrebbe dovuto comportare la liquidazione dei maggiori compensi richiesti in relazione alle riserve succitate;

Ritenuto che:

in tema di appalto di opere pubbliche a corpo o “a forfait”, il prezzo convenuto sia fisso ed invariabile, L. 20 marzo 1865, n. 2248, ex articolo 326, all. F, sicche’, ove risulti rispettato dalle parti di quel rapporto l’obbligo di comportarsi secondo buona fede giusta l’articolo 1175 cod. civ. e, dunque, siano stati correttamente rappresentati dall’appaltante tutti gli elementi che possono influire sulla previsione di spesa dell’appaltatore, grava su quest’ultimo il rischio relativo alla ulteriore quantita’ di lavoro che si renda necessaria rispetto a quella prevedibile, dovendosi ritenere che la maggiore onerosita’ dell’opera rientri nell’alea normale del contratto, con conseguente deroga all’articolo 1664 cod. civ.;

tale affermazione di principio non comporti, peraltro, un’alterazione della struttura o della funzione dell’appalto, che non si trasforma in un contratto aleatorio, benche’ l’allargamento del rischio accollato all’appaltatore releghi a situazioni affatto marginali la rilevanza dell’imprevedibilita’ delle condizioni di maggior difficolta’ nell’esecuzione delle opere, potendo venire qui in considerazione solo situazioni che finiscano per incidere sulla natura stessa della prestazione (cfr., ex plurimis, Cass. 09/09/2011, n. 18559; Cass. 21/02/2014, n. 4198; Cass. 17/03/2015, n. 5262);

Considerato che:

la AVCP (Autorita’ per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, oggi Autorita’ Nazionale Anticorruzione, ANAC) nella Delib. 21 febbraio 2002, n. 51, ha osservato, al riguardo, che “nel contratto di appalto i cui corrispettivi sono stabiliti “a corpo”, l’offerente formula la propria offerta economica, attraverso la determinazione, a proprio rischio e sulla base dei grafici di progetto e delle specifiche tecniche contenute nel capitolato speciale d’appalto, dei fattori produttivi necessari per la realizzazione dell’opera, cosi’ come risulta dal progetto, finita in ogni sua parte”, derivandone l’immodificabilita’ del prezzo determinato “a corpo, con assunzione a carico dell’appaltatore dell’alea rappresentata dalla maggiore o minore quantita’ dei fattori produttivi che si renda necessaria rispetto a quella prevista nell’offerta;

il concetto di immodificabilita’ del prezzo “a corpo” – secondo I’AVCP – “non e’ pero’ assoluto ed inderogabile, trovando il limite nella pedissequa rispondenza dell’opera da eseguire ai disegni esecutivi ed alle specifiche tecniche (…) entrambi forniti dalla stazione appaltante e sulla base dei quali l’offerente ha eseguito i propri calcoli e proprie stime economiche e si e’ determinato a formulare la propria offerta, ritenendola congrua e conveniente rispetto alle prestazioni da eseguire”;

la predeterminazione del sinallagma contrattuale e la conseguente immodificabilita’ del prezzo determinato a corpo viene, pertanto, meno, allorquando vi sia “una modifica dei disegni esecutivi (e quindi una modifica dell’oggetto del contratto) che comporti la necessita’ di maggiori (ovvero minori) quantita’ di opere o lavorazioni rispetto a quelle stimate al momento della fissazione del prezzo e della conseguente formulazione dell’offerta da parte dell’appaltatore, oppure vi sia una variazione delle specifiche tecniche, previste nel progetto facente parte del contratto, che, allo stesso modo di cui sopra, variando l’oggetto del coni:ratto, comportino maggiori o minori costi ed oneri per l’appaltatore”, atteso che, in siffatta evenienza, il rischio assunto con l’offerta “a corpo” viene a porsi al di fuori della normale ed accettabile alea, talche’ ci si trova ci si trova di fronte alla necessita’ di rideterminare il prezzo “a corpo”, non assolvendo piu’ quest’ultimo alla sua naturale funzione (Delib. n. 51 del 2002, cit.);

anche questa Corte si e’ posta, poi, nella medesima prospettiva, laddove ha affermato che, in tema di appalto di opere pubbliche, pur essendo il prezzo “a corpo” fisso e invariabile, in quanto riferito all’opera globalmente considerata, l’appaltatore ha diritto ad un compenso ulteriore per i lavori aggiuntivi eseguiti su richiesta del committente o per effetto di varianti, il quale dev’essere calcolato “a misura” limitatamente alle quantita’ variate, mentre le parti di opere rimaste invariate devono essere compensate secondo il prezzo “a corpo” accettato dall’appaltatore, indipendentemente dalla loro effettiva misura, atteso che un appalto “a corpo” non puo’ trasformarsi progressivamente in appalto a “misura” (Cass. 07/06/2012, n. 9246);

Ritenuto che:

in tale ultima evenienza l’esecuzione di lavori aggiuntivi per effetto di varianti, o su richiesta del committente – in special modo se di rilevante entita’ e dovuti ad errori o ad insufficienze della progettazione originaria dell’opera – esuli, invero, dal novero delle situazioni prevedibili – sulla base delle informazioni che possano influire sulla previsione di spesa dell’appaltatore, correttamente fornite dall’appaltante (articolo 1175 cod. civ.) – che possono dare luogo a modeste variazioni delle opere da eseguire rientranti nell’alea normale del contratto, venendo, per contro, tali variazioni ad incidere sulla natura stessa della prestazione fornita dall’appaltatore;

Considerato che:

nel caso concreto, dall’impugnata sentenza si evince che il bando di gara avvisava i concorrenti che i lavori in questione sarebbero stati “aggiudicati a corpo”, anziche’ a corpo e misura, che nei successivi atti di sottomissione del 2 febbraio 2001 e del 5 marzo 2001, l’impresa si era obbligata ad eseguire i nuovi lavori “in conformita’ alla perizia (…) agli stessi patti, prezzi e condizioni del contratto principale”, che nel contratto aggiuntivo del 21 dicembre 2000 si stabiliva che “in conformita’ del presente contratto ed al Capitolato speciale d’Appalto….e’ esclusa la revisione dei prezzi”, e che “l’aggiudicatario aveva dichiarato, previa ispezione dei luoghi, che i prezzi erano remunerativi e “non suscettibili di alcuna maggiorazione””; sulla base degli elementi suesposti la Corte territoriale ha concluso, pertanto, che — attesa la natura del contratto stipulato inter partes, con corrispettivo determinato a corpo e non a misura – il macigior compenso richiesto dall’impresa appaltatrice, per l’eccedenza quantitativa e qualitativa dei lavori eseguiti, non e’ dovuto;

Ritenuto che:

la Corte d’appello non abbia, tuttavia, tenuto adeguatamente conto sul piano motivazionale, sebbene ne abbia riportato in parte le argomentazioni, delle risultanze della disposta c.t.u. (trascritta nei punti essenziali nel ricorso, nel rispetto del principio di autosufficienza), dalle quali si evince che “il progetto originario era stato oltre ogni limite snaturato in corso d’opera da ben due perizie suppletive di variante per complessive Euro 3.568.421.402, al netto di ribasso d’asta, su un appalto di Euro 4.859.555.390, e da un ulteriore intervento di completamento oggetto di un contratto autonomo di Lire 2.045.387.520”, sicche’ il valore dell’opera, dagli originari scarsi cinque miliardi, era stato elevato a quello di oltre dieci miliardi di lire, e che “le carenze qualitative e quantitative del progetto appaltato”, non solo giustificavano ampiamente “le due perizie suppletive e di variante adottate in corso d’opera”, ma legittimavano, altresi’, “sul piano del merito le riserve dell’appaltatore”;

non possa revocarsi in dubbio che l’abnorme incremento dei lavori da eseguire, tale da superare di oltre il doppio il valore delle opere progettate, dovuto a carenze quantitative e qualitative della progettazione originaria, abbia del tutto stravolto, mediante la redazione di due perizie e la predisposizione di un lotto aggiuntivo, l’oggetto del contratto e la natura stessa della prestazione da eseguirsi dall’impresa appaltatrice;

pertanto, contrariamente a quanto erroneamente ritenuto dal giudice di appello, l’impresa appaltatrice abbia, senza dubbio alcuno, diritto al compenso per l’eccedenza quantitativa e qualitativa dei lavori eseguiti, non ostandovi – per le ragioni suesposte – la previsione della determinazione del corrispettivo a corpo e non a misura;

l’esclusione del compenso aggiuntivo non sia neppure adeguatamente giustificata dall’impugnata sentenza – la cui motivazione sul punto appare, invero, del tutto carente – alla stregua di pretese pattuizioni delle parti in tal senso, desumendosi dal testo della decisione esclusivamente singole e frammentarie proposizioni, estrapolate da contesti piu’ ampi, contenenti generici riferimenti all’esecuzione dei nuovi lavori in conformita’ alla perizia di variante ed “agli stessi patti, prezzi e condizioni del contratto principale” e “dell’atto aggiuntivo”, o all’esclusione della “revisione dei prezzi”, “in conformita’ del presente contratto ed al Capitolato speciale d’appalto”, senza specificazione alcuna della categoria di lavori alla quale si riferisca detta esclusione, proposizioni dalle quali non e’ possibile inferire con certezza la volonta’ delle parti di escludere i compensi aggiuntivi per i maggior; lavori eseguiti dall’impresa e per l’intera, notevole, entita’ delle opere i’n concreto realizzate; la censura debba, di conseguenza, essere accolta;

Considerato che:

restano assorbiti gli altri motivi di ricorso, concernenti le riserve cd. “risarcitorie”, ossia i maggiori costi ed oneri sopportati dall’appaltatrice in corso d’opera, nonche’ la pretesa mancanza di prova in ordine ai maggiori compensi richiesti;

Ritenuto che:

per tutte le ragioni suesposte, il primo motivo di ricorso debba essere accolto, con conseguente cassazione dell’impugnata sentenza con rinvio alla Corte d’appello di Trieste in diversa composizione, che dovra’ procedere a nuovo esame della controversia, facendo applicazione dei principi di’ diritto suesposti.

P.Q.M.

accoglie il primo motivo di ricorso; dichiara assorbiti il secondo, terzo e quarto motivo di ricorso; cassa la sentenza impugnata; rinvia alla Corte d’appello di Trieste in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimita’.  


A norma dell’articolo 18, D.Lgs. 81/2008, dal 12 ottobre 2017 (come differito dal decreto Milleproroghe) il datore di lavoro è obbligato a comunicare all’Inail, ai fini statistici e informativi, gli infortuni sul lavoro che comportino l’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento, tramite i servizi telematici dell’Istituto, entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico.

Si segnala che sono previste sanzioni in caso di mancato rispetto del nuovo obbligo: per l’omissione o il ritardo nella comunicazione di un evento superiore a un giorno, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria di importo variabile da un minimo di 548 a un massimo di 1.972,80 euro, aumentati a 1.096 e 4.932 euro se l’infrazione riguarda un evento di durata superiore a 3 giorni. 


Il punto di partenza è rappresentato dall’analisi del ministero dell’Economia, Pier Carlo Padoan, fornita in sede di premessa alla nota di aggiornamento al DEF. All’interno di un quadro macro-economico tornato positivo (stime di crescita la rialzo, ripresa degli investimenti), continua la salita dell’occupazione:

 «che si è portata al di sopra delle 23 milioni di unità, una soglia precedentemente oltrepassata solo nel 2008; negli ultimi tre anni sono stati creati circa 900mila posti di lavoro, oltre la metà dei quali a tempo indeterminato». Ora, «la principale sfida per la politica economica è trasformare l’attuale fase di uscita dalla crisi in una ripresa robusta e strutturale, che permetta all’Italia di superare definitivamente una prolungata stagione caratterizzata dal ristagno della produttività e della crescita».

Assunzioni agevolate

Decontribuzione per le assunzioni dei giovani nei prossimi tre anni. Sono diverse le ipotesi allo studio sulla modulazione di queste assunzioni agevolate: sgravio contributivo pari al 100% al Sud e al 50% nelle altre aree del Paese. Oppure agevolazione al 100% per il primo anno di assunzione, magari con focus sui giovani sotto i 29 anni che non studiano e non lavorano (i cosiddetti Neet), e al 50% per i successivi due anni. Quale che sarà la soluzione, la ratio è quella di spingere sulle assunzioni a tempo indeterminato dei giovani, riducendo un tasso di disoccupazione fra i più alt d’Europa. In vista anche misure per le assunzioni agevolate di disoccupati, a prescindere dall’età: in questo caso, si parla di una decontribuzione per un anno, probabilmente al 100%.

Incentivi formazione

Credito d’imposta per la formazione nelle imprese: un incentivo alle spese (in genere quelle incrementali rispetto ai periodi di imposta precedenti). Non si esclude anche untetto più alto alla decontribuzione sulle assunzioni per le imprese che investono in formazione. Ipotesi: tetto a 4mila euro per la decontribuzione assunzioni, che potrebbe arrivare a 5-6mila euro nel caso di investimenti in formazione. Sempre a favore dei giovani si preparano nuove misure sull’apprendistato per rafforzare il sistema duale (alternanza lavoro/formazione).

Altre misure

Misure per la soluzione delle crisi aziendali che favoriscano la rioccupazione dei lavoratori in esubero, con piani individuali e sforzi sul fronte delle politiche attive. Infine, non si esclude un potenziamento dell’incentivo per il salario di produttività.

 


Le fasce orarie di reperibilità sono rimaste invariate, mentre dal primo settembre è scattato il via libera al Polo Unico visite fiscali, per cui la gestione è dell’INPS anche per i dipendenti pubblici. Dal punto di vista pratico, ci sono una serie di novità che rendono più veloce il sistema e più selettive le visite, descritte nella circolare INPS del 9 agosto 2017.

Visite fiscali per malattia anche nei festivi:

Il riferimento normativo è il decreto legislativo 75/2017, attuativo della riforma della pubblica amministrazione, che prevede anche di uniformare gli orari di reperibilità del pubblico e del privato, ma per il momento questa parte non è operativa. Di conseguenza la reperibilità per i dipendenti pubblici resta quella da lei indicata: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Orari visite fiscali:

Le nuove regole prevedono, in chiave anti furbetti del cartellino, anche la possibilità di inviare la visita per due volte nella stessa giornata.


Giovedì 26 ottobre 2017  alle ore 15.30 , presso l'Auditorium Petruzzi in Via Delle Caserme, Pescara , si terrà la cerimonia di consegna dei riconoscimenti di "Attività storiche".

 


Il Dipartimento Politiche per lo sviluppo rurale e della pesca, ha pubblicato il bando in favore di  “Sostegno agli investimenti nelle aziende agricole finalizzati al miglioramento della redditività”, anno 2017,e che afferisce al Programma di Sviluppo Rurale 2014/2020 della Regione Abruzzo MISURA M04 M04 – INVESTIMENTI IN IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI – art. 17 REG. (UE) 1305/2013 Sottomisura 4.1 –Tipologia d’intervento 4.1.1

A chi è rivolto – I beneficiari del finanziamento sono gli agricoltori singoli, quelli associati in forma societaria e le associazioni di agricoltori, inoltri gli stessi devono essere iscritti alle CCIAA, essere titolari di Partita IVA, essere imprenditori agricoli ai sensi dell’art.2135 del C.C. ed iscritti all’Anagrafe delle Aziende agricole.

Contributo – La  dotazione finanziaria complessiva è di 24 milioni di euro suddivisi in 50% per investimenti con spesa ammissibile inferiore o uguale a 250 mila euro, ed al 50% va agli investimenti con spesa ammissibile superiore a 250 mila euro. Il contributo sarà pari al 40% del costo dell’intervento ammissibile, potrebbe raggiungere il 60% solo nei casi previsti dall’art.7.2 del bando.

Scadenza – Le domande vanno presentate entro e non oltre il 45° giorno decorrente dalla data in cui sarà resa disponibile la compilazione e trasmissione telematica delle domande stesse sul portale SIAN. 

BANDO COMPLETO AL SEGUENTE LINK: BANDO SOTTOMISURA 4.1.1. INT. 1 

  


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